Il problema: il cuore durante la chemioterapia
Alcuni farmaci usati contro il cancro, chiamati antracicline (un gruppo di chemioterapici molto efficaci, usati spesso nel tumore al seno e in altri tumori), possono avere effetti negativi sul cuore. Questo fenomeno si chiama cardiotossicità (danno al cuore causato da un farmaco o da una terapia).
Il danno più temuto è la disfunzione cardiaca correlata alla terapia oncologica: in pratica, il cuore può perdere parte della sua capacità di pompare sangue in modo efficiente. I medici la misurano con un parametro chiamato frazione di eiezione ventricolare sinistra, o LVEF (la percentuale di sangue che il cuore riesce a spingere fuori a ogni battito).
Per questo motivo, i ricercatori stanno cercando farmaci in grado di proteggere il cuore durante la chemioterapia, prima ancora che il danno si manifesti.
💡 Cos'è la cardiotossicità da antracicline?
Le antracicline sono farmaci chemioterapici molto potenti ed efficaci, ma possono danneggiare le cellule del muscolo cardiaco nel tempo. Il rischio dipende dalla dose totale ricevuta e da altri fattori individuali. Il danno può essere:
- Precoce: compare durante o subito dopo la terapia.
- Tardivo: può manifestarsi anche anni dopo la fine del trattamento.
Per questo motivo, chi riceve questi farmaci viene spesso monitorato con ecocardiogrammi (ecografie del cuore) durante e dopo la cura. Parlane con il tuo oncologo o cardiologo se non ti è stato ancora proposto un controllo cardiologico.
Il farmaco studiato: sacubitril/valsartan
Sacubitril/valsartan è un farmaco già usato per trattare lo scompenso cardiaco (una condizione in cui il cuore non riesce a pompare abbastanza sangue per le esigenze del corpo). Appartiene a una classe di farmaci che aiutano il cuore a lavorare meglio e riducono il carico sul muscolo cardiaco.
Negli ultimi anni, i ricercatori si sono chiesti: potrebbe questo farmaco prevenire il danno cardiaco nei pazienti che ricevono antracicline?
Cosa dice la ricerca più recente
Una revisione sistematica con meta-analisi (uno studio che raccoglie e analizza insieme i risultati di più ricerche) presentata al congresso ESC Cardiooncology 2026 ha cercato di rispondere a questa domanda.
I ricercatori, tra cui Vincenzo Castiglione, hanno analizzato tre studi randomizzati (studi in cui i pazienti vengono assegnati in modo casuale a ricevere il farmaco o un placebo, per confrontare i risultati in modo affidabile). In totale erano coinvolti 352 pazienti, in grande maggioranza donne con carcinoma della mammella (tumore al seno).
Ecco cosa è emerso:
- Il farmaco non ha dimostrato un beneficio chiaro nel mantenere la frazione di eiezione (LVEF) a livelli normali.
- Ha però mostrato un possibile effetto positivo su un altro parametro, il global longitudinal strain o GLS (una misura più sensibile della funzione del muscolo cardiaco, che può rilevare problemi anche prima che la LVEF si riduca). In pratica, il cuore dei pazienti trattati con sacubitril/valsartan sembrava deformarsi meno sotto lo stress della chemioterapia.
- Tuttavia, chi assumeva il farmaco aveva un rischio 4,58 volte maggiore di sviluppare ipotensione sintomatica (pressione del sangue troppo bassa, con sintomi come capogiri, debolezza o svenimento).
💡 Cosa significa il global longitudinal strain (GLS)?
Il GLS è un parametro misurato con l'ecocardiogramma. Indica quanto il muscolo cardiaco si contrae e si allunga durante ogni battito. È uno strumento molto preciso: riesce a rilevare piccole alterazioni della funzione cardiaca anche quando la LVEF è ancora nella norma. Per questo si chiama indicatore di disfunzione miocardica subclinica, cioè un danno presente ma ancora non visibile con le misure tradizionali. Il fatto che sacubitril/valsartan sembri migliorare il GLS è un segnale interessante, ma da solo non è sufficiente per cambiare le terapie in uso.
Perché i risultati vanno interpretati con cautela
I ricercatori stessi invitano a non trarre conclusioni affrettate. Ecco perché:
- Gli studi analizzati erano pochi e con un numero limitato di pazienti.
- Ogni studio usava una definizione leggermente diversa di "danno cardiaco da chemioterapia", rendendo difficile confrontare i risultati.
- Quasi tutti i pazienti avevano il tumore al seno: non sappiamo se i risultati valgono anche per altri tipi di cancro trattati con antracicline.
Per tutte queste ragioni, le prove disponibili non sono ancora sufficienti per raccomandare l'uso routinario di sacubitril/valsartan come farmaco protettivo del cuore durante la chemioterapia.
⚠️ Sintomi da non ignorare durante la chemioterapia
Se stai ricevendo un trattamento con antracicline, contatta subito il tuo medico se noti uno di questi segnali:
- Fiato corto a riposo o con sforzi lievi
- Gonfiore alle caviglie o ai piedi
- Palpitazioni o sensazione di cuore irregolare
- Stanchezza insolita e improvvisa
- Capogiri o svenimenti (soprattutto se stai assumendo farmaci per il cuore o per la pressione)
Questi sintomi non significano necessariamente che qualcosa vada storto, ma è importante segnalarli tempestivamente al tuo team di cura.
✅ Cosa puoi fare adesso
- Parla con il tuo oncologo e cardiologo: chiedi se è previsto un monitoraggio cardiologico durante la tua terapia.
- Non interrompere o modificare nessun farmaco da solo, nemmeno sacubitril/valsartan se ti è già stato prescritto per altri motivi.
- Segnala subito qualsiasi sintomo nuovo, specialmente capogiri o difficoltà respiratorie.
- Chiedi al tuo medico se è opportuno eseguire un ecocardiogramma prima, durante e dopo la chemioterapia.
- Se hai dubbi sul tuo rischio cardiologico, puoi chiedere una visita di cardio-oncologia (una specialità che si occupa proprio della salute del cuore nei pazienti oncologici).
In sintesi
Sacubitril/valsartan è un farmaco promettente, ma le prove scientifiche attuali non bastano ancora per raccomandarlo come protezione del cuore durante la chemioterapia con antracicline. Il possibile beneficio su alcuni parametri cardiaci è incoraggiante, ma va bilanciato con il rischio di abbassamento della pressione, che può essere problematico per chi è già in cura per un tumore. Sono necessari studi più grandi e più precisi per capire se e quando questo farmaco potrà davvero aiutare. Nel frattempo, la cosa più importante è mantenere un dialogo aperto con il tuo team medico e non trascurare i controlli cardiologici durante la terapia oncologica.