Che cos'è la fistola esofagea dopo ablazione transcatetere
La fistola esofagea è un collegamento anomalo che si forma tra l'esofago, il tubo che porta il cibo dalla bocca allo stomaco, e l'atrio sinistro del cuore. Questa complicanza può accadere dopo l'ablazione transcatetere, una procedura usata per trattare la fibrillazione atriale, un'aritmia cardiaca.
Lo studio POTTER-AF
Un registro internazionale ha raccolto dati da 214 centri in 35 paesi, con un totale di 553.729 procedure di ablazione. Queste procedure utilizzano principalmente due tipi di energia:
- Radiofrequenza (circa il 63%)
- Criopalloncino (circa il 36%)
La fistola esofagea è stata diagnosticata in 138 pazienti, che rappresentano circa lo 0,025% di tutti i casi. La complicanza è risultata più frequente con la radiofrequenza (0,038%) rispetto al criopalloncino (0,0015%).
Come si manifesta e si diagnostica
- Il tempo medio tra la procedura e la comparsa dei sintomi è stato di circa 18 giorni.
- Il tempo medio per arrivare alla diagnosi è stato di circa 21 giorni.
- Il sintomo più comune all'inizio è stata la febbre (circa il 59%).
- La diagnosi si basa principalmente sulla tomografia computerizzata (TC) del torace, utilizzata nell'80% dei casi.
Trattamenti e risultati
I pazienti sono stati trattati in tre modi diversi:
- Chirurgia esofagea (circa il 47%)
- Trattamento endoscopico diretto, cioè con strumenti inseriti attraverso la bocca (circa il 20%)
- Trattamento conservativo, senza interventi invasivi (circa il 33%)
La mortalità complessiva è stata molto alta, intorno al 65,8%. Tuttavia, chi ha ricevuto un trattamento chirurgico o endoscopico ha avuto una mortalità significativamente più bassa rispetto a chi ha ricevuto solo il trattamento conservativo.
In conclusione
La fistola esofagea dopo ablazione transcatetere della fibrillazione atriale è una complicanza molto rara ma grave, che si verifica più spesso con l'uso di energia a radiofrequenza. La diagnosi può richiedere tempo e la febbre è spesso il primo segno. La mortalità è molto alta senza interventi specifici, mentre i trattamenti chirurgici o endoscopici migliorano significativamente le possibilità di sopravvivenza.