Che cosa è stato studiato
Lo studio ha seguito per 10 anni oltre 84.000 donne in postmenopausa, con un'età media di 63 anni. L'obiettivo era capire come il consumo di pesce influisce sul rischio di insufficienza cardiaca, una condizione in cui il cuore fatica a pompare il sangue in modo efficace.
Risultati principali
- Le donne che mangiavano almeno cinque porzioni di pesce al forno o alla griglia ogni settimana avevano un rischio inferiore del 30% di sviluppare insufficienza cardiaca rispetto a chi ne mangiava poco o niente.
- Al contrario, chi consumava almeno una porzione di pesce fritto a settimana aveva quasi il 50% di rischio in più di insufficienza cardiaca rispetto a chi lo mangiava raramente.
Tipi di pesce e metodi di cottura
Il beneficio maggiore è stato osservato con il consumo di pesce scuro, come salmone, sgombro o pesce azzurro. Questi tipi di pesce sono ricchi di grassi buoni per il cuore. Il pesce bianco (come sogliola, orata o merluzzo) e il tonno non hanno mostrato lo stesso effetto protettivo.
Lo studio non ha valutato il consumo di pesce crudo, come il sushi, ma gli autori pensano che anche questo potrebbe essere associato a un rischio ridotto di problemi cardiaci.
Perché il pesce fritto può essere dannoso
La frittura del pesce può introdurre nel corpo grassi saturi e grassi trans, che sono tipi di grassi considerati meno salutari per il cuore. Questi grassi possono annullare i benefici che normalmente si ottengono mangiando pesce.
In conclusione
Mangiare pesce al forno o alla griglia, soprattutto pesce scuro, può aiutare a ridurre il rischio di insufficienza cardiaca nelle donne dopo la menopausa. Al contrario, il consumo di pesce fritto sembra aumentare questo rischio, probabilmente a causa dei grassi meno salutari introdotti dalla frittura.