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Articolo per pazienti Pubblicato: 25/01/2024 Lettura: ~3 min

Strategie trasfusionali nell’infarto miocardico acuto: qual è l’approccio migliore?

Fonte
Carson J, NEJM. 2023; doi.org/10.1056/NEJMoa2307983.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Martina Chiriacò Aggiornato il 01/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Quando una persona ha un infarto al cuore, può anche avere anemia, cioè un basso livello di globuli rossi. In questi casi, si può pensare a una trasfusione di sangue per migliorare l’ossigeno al cuore. Tuttavia, non è chiaro quale sia il modo migliore di fare questa trasfusione. Qui spieghiamo cosa dice uno studio recente su questo argomento, in modo semplice e chiaro.

Che cosa significa anemia e trasfusione nell’infarto

L’anemia è una condizione in cui il sangue ha meno globuli rossi del normale. I globuli rossi sono importanti perché trasportano l’ossigeno ai tessuti, incluso il cuore. Durante un infarto miocardico acuto (IMA), il cuore è già in difficoltà per la mancanza di ossigeno, quindi l’anemia può peggiorare la situazione.

La trasfusione consiste nel dare sangue da un donatore per aumentare i globuli rossi nel paziente. Questo può aiutare a portare più ossigeno al cuore, ma può anche causare effetti indesiderati come problemi al cuore, infezioni, formazione di coaguli o infiammazioni.

Le due strategie di trasfusione

Uno studio chiamato MINT ha confrontato due modi diversi di fare la trasfusione nei pazienti con infarto e anemia:

  • Strategia restrittiva: si fa la trasfusione solo se il livello di emoglobina (una parte dei globuli rossi) scende sotto 7-8 grammi per decilitro (g/dl).
  • Strategia liberale: si fa la trasfusione se il livello di emoglobina è sotto 10 g/dl, quindi si trasfonde più facilmente.

Cosa ha mostrato lo studio

Lo studio ha coinvolto 3.504 pazienti con infarto e anemia. Ecco i risultati principali dopo 30 giorni:

  • Nel gruppo restrittivo, i pazienti hanno ricevuto in media meno sangue rispetto al gruppo liberale.
  • I livelli di emoglobina erano più bassi nel gruppo restrittivo nei primi 3 giorni dopo la trasfusione.
  • La percentuale di pazienti che hanno avuto un nuovo infarto o sono deceduti è stata simile nei due gruppi: 16,9% nel gruppo restrittivo e 14,5% nel gruppo liberale. Questa differenza non è risultata significativa, cioè potrebbe essere dovuta al caso.
  • La mortalità a 30 giorni è stata del 9,9% nel gruppo restrittivo e dell’8,3% nel gruppo liberale, senza differenze importanti.
  • Il tasso di nuovo infarto è stato del 8,5% nel gruppo restrittivo e del 7,2% nel gruppo liberale, sempre senza differenze significative.

Cosa significa tutto questo

La strategia di trasfusione liberale, cioè quella che prevede di trasfondere più facilmente, non ha mostrato un vantaggio chiaro nel ridurre il rischio di nuovi infarti o di morte entro 30 giorni rispetto alla strategia restrittiva.

Tuttavia, non si può escludere che la strategia restrittiva possa avere qualche effetto negativo, anche se lo studio non ha trovato prove certe.

In conclusione

In pazienti con infarto e anemia, non è ancora chiaro quale sia il modo migliore di usare le trasfusioni di sangue. Lo studio MINT suggerisce che trasfondere solo quando i livelli di emoglobina sono molto bassi (strategia restrittiva) o trasfondere più facilmente (strategia liberale) porta a risultati simili entro un mese. Serve ancora attenzione e ulteriori ricerche per capire come aiutare al meglio questi pazienti.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Martina Chiriacò

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