Che cosa sono le occlusioni croniche totali (CTO)?
Le occlusioni croniche totali sono blocchi completi nelle arterie coronarie, che impediscono il normale flusso di sangue al cuore. Questi blocchi sono presenti da almeno 3 mesi e possono causare dolore toracico e altri sintomi legati alla ridotta ossigenazione del muscolo cardiaco.
Come si tratta una CTO?
Il trattamento più comune è la rivascolarizzazione percutanea (PCI), una procedura che cerca di riaprire l’arteria bloccata usando tecniche specifiche e strumenti speciali. Questa procedura è complessa e richiede esperienza, perché il successo non è sempre garantito e ci possono essere complicazioni.
Quali sono i vantaggi della riapertura della CTO?
- Riduzione dei sintomi come il dolore al petto.
- Minore rischio di infarto miocardico (attacco di cuore).
- Riduzione della necessità di interventi chirurgici di bypass coronarico (CABG).
- Migliore sopravvivenza a lungo termine rispetto a chi non riesce a riaprire il vaso.
L’importanza degli stent
Gli stent sono piccoli tubicini metallici inseriti nell’arteria per mantenerla aperta dopo la procedura. Nel tempo, sono stati sviluppati diversi tipi di stent:
- Stent a metallo semplice (BMS): hanno ridotto il rischio di chiusura improvvisa rispetto alla sola angioplastica con palloncino.
- Stent a rilascio di farmaco (DES): rilasciano lentamente un medicinale che aiuta a prevenire la formazione di nuovo tessuto che potrebbe chiudere l’arteria. Questi stent hanno ulteriormente ridotto la necessità di ripetere la procedura.
Risultati di uno studio internazionale a lungo termine
Uno studio condotto tra Stati Uniti, Corea del Sud e Italia ha seguito 1.791 pazienti con CTO sottoposti a PCI per circa 3 anni in media. I risultati principali sono stati:
- La procedura ha avuto successo nel 68% dei casi.
- I pazienti con successo della PCI avevano una mortalità più bassa per tutte le cause e in particolare per cause cardiache rispetto a chi non ha avuto successo.
- La necessità di intervento chirurgico di bypass (CABG) era molto più bassa nei pazienti con successo della procedura.
- L’uso degli stent a rilascio di farmaco (DES) ha ridotto del 48% la necessità di ripetere la rivascolarizzazione rispetto agli stent a metallo semplice (BMS).
- La frequenza di trombosi (formazione di coaguli nello stent) a lungo termine era simile tra DES e BMS.
- Non c’erano differenze significative tra i diversi tipi di stent a rilascio di farmaco utilizzati.
Chi sono i pazienti con maggiori difficoltà nella procedura?
I pazienti in cui la procedura non ha avuto successo erano spesso uomini, fumatori, con precedenti infarti o interventi di bypass, e con malattie coronariche più estese e complesse. In questi casi, le occlusioni erano più lunghe e le procedure più complicate.
Gestione farmacologica dopo la procedura
Dopo la PCI, ai pazienti viene prescritta l’aspirina a lungo termine e un altro farmaco antiaggregante (clopidogrel) per almeno 3-12 mesi, a seconda del tipo di stent impiantato e del paese di cura.
In conclusione
Riaprire le occlusioni croniche totali delle arterie coronarie con la procedura di PCI può migliorare la sopravvivenza e ridurre la necessità di interventi chirurgici a lungo termine. L’uso degli stent a rilascio di farmaco rappresenta un importante progresso per mantenere aperto il vaso e ridurre le complicazioni. Tuttavia, la procedura è complessa e il successo dipende da diversi fattori, inclusa la gravità della malattia e l’esperienza del centro medico.