Che cosa è stato studiato
Il declino cognitivo senza demenza, chiamato CIND, e l'infarto del cuore (infarto miocardico) sono comuni negli anziani. Tuttavia, non era chiaro come il CIND influenzi i risultati dopo un infarto.
Lo studio TRIUMPH ha analizzato 772 persone di età pari o superiore a 65 anni che avevano avuto un infarto tra il 2005 e il 2008.
Come è stato valutato il declino cognitivo
Un mese dopo l'infarto, ai pazienti è stato fatto un test telefonico chiamato TICS-m per misurare la loro funzione mentale.
In base ai punteggi, i pazienti sono stati divisi in tre gruppi:
- Funzione cognitiva normale (punteggio > 22): 44,4% dei pazienti
- Declino cognitivo lieve (punteggio 19-22): 29,8% dei pazienti
- Declino cognitivo moderato/severo (punteggio < 19): 25,8% dei pazienti
Caratteristiche e trattamenti
Negli anziani con punteggi più bassi, cioè con più declino mentale, erano più frequenti:
- Pressione alta
- Problemi precedenti al cervello come ictus
- Infarti passati
I trattamenti per l'infarto erano simili tra i gruppi, ma chi aveva declino cognitivo riceveva meno spesso:
- Esami invasivi come la cateterizzazione cardiaca (un test per vedere le arterie del cuore)
- Programmi di riabilitazione cardiaca, cioè attività e cure per aiutare il cuore a stare meglio
Risultati dopo un anno
I pazienti con declino cognitivo moderato o severo avevano una tendenza ad avere un rischio più alto di morte entro un anno dall'infarto, anche se questo risultato non è stato considerato statisticamente certo.
In conclusione
Molti anziani che sopravvivono a un infarto mostrano un declino mentale misurabile senza demenza. Questo declino è collegato a cure meno invasive e a meno partecipazione a programmi di riabilitazione, oltre che a una possibile maggiore mortalità entro un anno. Questi dati evidenziano l'importanza di considerare la funzione cognitiva nella cura degli anziani dopo un infarto.