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Articolo per pazienti Pubblicato: 10/01/2012 Lettura: ~2 min

Il budiodarone a dosi elevate riduce la tachicardia atriale e la fibrillazione atriale parossistica

Fonte
Journal of Interventional Cardiac Electrophysiology DOI: 10.1007/s10840-011-9636-3.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Dott. Giuseppe Marazzi Aggiornato il 07/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo studio ha esaminato l'effetto del budiodarone, un farmaco simile all'amiodarone, su due tipi di aritmie cardiache: la tachicardia atriale e la fibrillazione atriale parossistica. I risultati mostrano che dosi più alte di budiodarone possono ridurre significativamente questi disturbi del ritmo cardiaco.

Che cos'è il budiodarone

Il budiodarone è un farmaco simile all'amiodarone, usato per trattare problemi del ritmo cardiaco. A differenza dell'amiodarone, il budiodarone ha una emivita breve, cioè viene eliminato più rapidamente dall'organismo.

Lo studio e i pazienti coinvolti

Lo studio ha coinvolto pazienti con fibrillazione atriale parossistica, un tipo di aritmia che si manifesta in episodi intermittenti. Tutti i pazienti avevano un pacemaker, un dispositivo che aiuta a monitorare il ritmo del cuore e registra gli episodi di aritmia.

Prima di iniziare il trattamento, i pazienti hanno sospeso altri farmaci antiaritmici per un periodo adeguato, per non influenzare i risultati.

Modalità di trattamento

I pazienti sono stati divisi in gruppi che hanno ricevuto diverse dosi di budiodarone (200 mg, 400 mg o 600 mg due volte al giorno) oppure un placebo, per 12 settimane. Dopo questo periodo, c'è stata una fase di sospensione del farmaco di 4 settimane.

Risultati principali

  • Nei gruppi che hanno ricevuto 400 mg e 600 mg di budiodarone due volte al giorno, si è osservata una riduzione significativa degli episodi di tachicardia atriale e fibrillazione atriale parossistica.
  • La riduzione mediana degli episodi è stata del 54% per il gruppo da 400 mg e del 74% per il gruppo da 600 mg, rispetto al placebo.
  • La risposta al farmaco è stata dose-dipendente, cioè più alta era la dose, maggiore era la riduzione degli episodi.
  • Inoltre, sia il numero che la durata degli episodi di aritmia sono diminuiti.

Controllo e monitoraggio

Il pacemaker ha permesso di monitorare gli episodi di aritmia ogni 4 settimane, fornendo dati precisi sull'efficacia del trattamento.

In conclusione

Il budiodarone, a dosi più elevate, ha dimostrato di ridurre in modo significativo la frequenza e la durata degli episodi di tachicardia atriale e fibrillazione atriale parossistica. Questi risultati suggeriscono che il budiodarone potrebbe essere un'opzione utile per il controllo di queste aritmie.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Dott. Giuseppe Marazzi

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