Che cos'è stato studiato
Lo studio ha coinvolto 125 pazienti con fibrillazione atriale, un tipo di aritmia cardiaca. Questi pazienti sono stati sottoposti a un intervento chiamato ablazione, che serve a correggere l'aritmia. Dopo l'intervento, i pazienti sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto atorvastatina 80 mg al giorno, l'altro un placebo, cioè una sostanza senza principio attivo, per tre mesi.
Obiettivi dello studio
- Verificare quanto tempo i pazienti restano senza sintomi di fibrillazione atriale nei primi 3 mesi.
- Controllare la presenza di qualsiasi tipo di aritmia, anche senza sintomi.
- Valutare la qualità della vita dei pazienti.
- Misurare i livelli di proteina C-reattiva, un indicatore di infiammazione nel corpo.
Risultati principali
- Il 95% dei pazienti che hanno preso atorvastatina è rimasto senza fibrillazione atriale sintomatica dopo 3 mesi, contro il 93,5% di quelli che hanno preso il placebo. Questa differenza non è significativa, cioè potrebbe essere dovuta al caso.
- Per quanto riguarda qualsiasi tipo di aritmia, l'85% del gruppo atorvastatina è rimasto libero da recidive, rispetto all'88% del gruppo placebo, senza differenze significative.
- È stata però osservata una riduzione dei livelli medi di proteina C-reattiva nel gruppo atorvastatina, mentre nel gruppo placebo i livelli sono aumentati.
- La qualità della vita è migliorata in modo simile in entrambi i gruppi dopo l'ablazione.
Cosa significa tutto questo
Anche se l'atorvastatina ha ridotto un indicatore di infiammazione, non ha dimostrato di prevenire efficacemente il ritorno della fibrillazione atriale nei primi tre mesi dopo l'ablazione in pazienti che non avevano altre indicazioni per questo farmaco.
In conclusione
L'uso di atorvastatina a dosi elevate dopo ablazione per fibrillazione atriale non riduce il rischio di recidiva nei primi tre mesi in pazienti senza altre necessità di questo farmaco. Pertanto, non è raccomandato somministrarla solo per prevenire aritmie in questa situazione.