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Articolo per pazienti Pubblicato: 14/09/2012 Lettura: ~2 min

Farmaci che agiscono sul sistema renina-angiotensina e rischio di fibrillazione atriale in pazienti con malattia coronarica

Fonte
Europace (2012) 14 (9): 1287-1293. doi: 10.1093/europace/eus074.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Cristina Raimondo Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo testo spiega in modo semplice i risultati di uno studio importante riguardante alcuni farmaci usati dopo un infarto o un intervento al cuore. Lo studio ha valutato se questi farmaci possono aiutare a prevenire un tipo di aritmia chiamata fibrillazione atriale. Le informazioni sono basate su dati scientifici e sono presentate in modo chiaro e rassicurante.

Che cosa sono i farmaci ACE inibitori e ARB?

I farmaci ACE inibitori (ACEI) e gli antagonisti del recettore dell’angiotensina (ARB) sono medicine usate per trattare problemi cardiaci e pressione alta. Agiscono sul sistema renina-angiotensina, che aiuta a controllare la pressione del sangue e la funzione del cuore.

Lo scopo dello studio

Lo studio ha esaminato se l’uso di ACEI o ARB, iniziato entro un mese dopo la dimissione dall’ospedale per un infarto del miocardio o un intervento di rivascolarizzazione coronarica, potesse ridurre il rischio di sviluppare una fibrillazione atriale (FA) di nuova insorgenza. La fibrillazione atriale è un tipo di battito cardiaco irregolare che può causare problemi di salute.

Come è stato condotto lo studio

  • Sono stati inclusi 28.620 pazienti di età pari o superiore a 65 anni.
  • Tutti avevano subito un infarto o un intervento al cuore tra il 1995 e il 2004.
  • I pazienti con una storia di fibrillazione atriale prima o durante il ricovero sono stati esclusi.
  • Si è confrontata la comparsa di fibrillazione atriale nei pazienti che hanno ricevuto ACEI o ARB (10.918 persone) e in quelli che non li hanno ricevuti (17.702 persone).

Risultati principali

  • Dopo 5 anni, la fibrillazione atriale è comparsa nel 39,1% dei pazienti in terapia con ACEI o ARB e nel 34,9% di quelli senza questa terapia.
  • Dopo 10 anni, le percentuali erano rispettivamente 61,1% e 53,6%.
  • Questi dati iniziali sembravano indicare un rischio leggermente più alto nei pazienti in terapia.
  • Tuttavia, dopo aver considerato altri fattori legati ai pazienti e alla loro situazione clinica, non è stata trovata alcuna differenza significativa nel rischio di sviluppare fibrillazione atriale tra chi assumeva o meno questi farmaci.

Cosa significa questo risultato

L’uso di ACEI o ARB, iniziato entro un mese dalla dimissione dopo un infarto o un intervento al cuore, non riduce il rischio di sviluppare fibrillazione atriale in pazienti con malattia coronarica. Questi farmaci rimangono importanti per altri aspetti della cura cardiaca, ma non sembrano prevenire questa specifica aritmia.

In conclusione

In pazienti con malattia coronarica, la terapia con farmaci che agiscono sul sistema renina-angiotensina, iniziata presto dopo il ricovero, non diminuisce la probabilità di comparsa di fibrillazione atriale. Questo aiuta a comprendere meglio i benefici e i limiti di questi trattamenti nella prevenzione delle aritmie.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Cristina Raimondo

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