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Articolo per pazienti Pubblicato: 29/10/2012 Lettura: ~2 min

Rischio di pacemaker dopo sostituzione chirurgica della valvola aortica in pazienti con stenosi aortica grave

Fonte
Ann Thorac Surg 2012;94:1143-1149. doi:10.1016/j.athoracsur.2012.04.038.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Guglielmo Pastena Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1084 Sezione: 29

Introduzione

La sostituzione chirurgica della valvola aortica è un intervento importante per chi soffre di una grave stenosi aortica, cioè un restringimento della valvola che regola il flusso del sangue dal cuore. Dopo l'operazione, alcuni pazienti possono aver bisogno di un pacemaker, un dispositivo che aiuta a mantenere il ritmo cardiaco regolare. Questo testo spiega quanto è comune questa necessità e quali fattori possono aumentare il rischio.

Che cos'è la stenosi aortica e la sostituzione valvolare

La stenosi aortica degenerativa è un problema in cui la valvola aortica del cuore si restringe e non si apre bene, rendendo difficile il passaggio del sangue. Per risolvere questo problema si può fare un intervento chiamato sostituzione chirurgica della valvola aortica (SAVR), dove la valvola malata viene rimossa e sostituita con una nuova.

Perché può servire un pacemaker dopo l'intervento

La stenosi aortica può causare alterazioni nella conduzione elettrica del cuore, cioè nel modo in cui il cuore riceve e trasmette i segnali per battere regolarmente. Dopo la sostituzione della valvola, in alcuni casi, queste alterazioni possono peggiorare e rendere necessario l'impianto di un pacemaker permanente (IPP), un piccolo dispositivo che aiuta a mantenere il ritmo cardiaco corretto.

Lo studio e i suoi risultati

Un gruppo di 734 pazienti con grave stenosi aortica è stato seguito dopo aver subito la sostituzione valvolare tra il 2003 e il 2008. L'età media era di circa 69 anni e più della metà erano uomini.

  • Il 56% dei pazienti ha avuto solo la sostituzione della valvola aortica.
  • Il 35% ha avuto anche un intervento di bypass coronarico.
  • Il 5,8% ha avuto altri interventi valvolari insieme.

Prima dell'intervento, alcuni pazienti avevano già problemi nella conduzione elettrica, come il blocco di branca completo (BBB) nel 7% dei casi, e un blocco atrioventricolare di primo grado nell'11%.

Dopo l'intervento, il 2% dei pazienti ha avuto bisogno di un pacemaker entro 30 giorni, mentre un altro 4% lo ha richiesto dopo più di 30 giorni. In totale, il rischio di dover impiantare un pacemaker è stato di circa l'1% all'anno.

Fattori che aumentano il rischio di pacemaker

  • La presenza di blocco di branca completo (BBB) prima dell'intervento aumenta la probabilità di dover impiantare un pacemaker sia entro 30 giorni (8% contro 1,5%) sia dopo 30 giorni (10% contro 2,9%).
  • Se il BBB compare dopo l'intervento, il rischio di pacemaker dopo 30 giorni è più alto (7,8% contro 2,9%).
  • Altri fattori legati a un rischio maggiore di pacemaker tardivo sono: una precedente operazione al cuore e una grave riduzione della funzione del ventricolo sinistro, la parte principale del cuore che pompa il sangue.

In conclusione

I pazienti con grave stenosi aortica che si sottopongono a sostituzione chirurgica della valvola hanno un rischio continuo, circa dell'1% all'anno, di dover impiantare un pacemaker. La presenza di blocco di branca completo, sia prima che dopo l'intervento, è un segnale importante che indica una maggiore probabilità di necessità di questo dispositivo.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Guglielmo Pastena

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