Che cosa è stato studiato
Un gruppo di ricercatori ha seguito 5.379 pazienti con dispositivi per il controllo del ritmo cardiaco, come pacemaker e defibrillatori impiantabili (ICD), dal 2007 al 2012. Durante questo periodo, sono stati raccolti oltre 20.000 elettrocardiogrammi (ECG) per monitorare il cuore di questi pazienti.
Quali sono stati i risultati principali
- Circa la metà dei pazienti ha avuto almeno un ricovero ospedaliero.
- Si sono verificati 11 decessi per cause cardiache in ospedale e altre 350 morti a domicilio.
- In un gruppo selezionato di 600 pazienti, sono stati analizzati dettagliatamente gli episodi di tachicardia atriale (TA) e fibrillazione atriale (FA), due tipi di ritmi cardiaci irregolari.
Cosa significa tachicardia atriale e fibrillazione atriale
La tachicardia atriale è un battito cardiaco troppo veloce che parte dalla parte superiore del cuore (atrio). La fibrillazione atriale è un ritmo irregolare e spesso rapido degli atri, che può causare problemi al flusso sanguigno.
Rischi associati agli episodi prolungati
Lo studio ha mostrato che nei pazienti con pacemaker o ICD:
- Gli episodi prolungati di TA o FA aumentano il rischio di eventi avversi come:
- ricoveri per fibrillazione atriale,
- scompenso cardiaco (quando il cuore non pompa bene),
- tachicardia ventricolare (battito veloce in una parte diversa del cuore),
- morte,
- ictus o attacchi ischemici transitori (TIA),
- sincope (svenimenti).
- Gli episodi brevi di TA o FA non aumentano il rischio rispetto a chi non ha episodi.
In conclusione
Questo studio evidenzia che nei pazienti con pacemaker o defibrillatori, gli episodi prolungati di ritmi cardiaci irregolari come la tachicardia atriale o la fibrillazione atriale sono collegati a un aumento del rischio di problemi seri. Episodi più brevi di questi ritmi non sembrano aumentare questo rischio. Questi dati aiutano i medici a capire meglio quali pazienti potrebbero aver bisogno di un controllo più attento.