Che cos'è la sindrome del QT lungo fetale
La sindrome del QT lungo (LQTS) è un disturbo del ritmo cardiaco che può colpire il feto. Può causare aritmie complesse, cioè battiti del cuore irregolari e potenzialmente pericolosi, come le torsioni di punta e il blocco atrio-ventricolare di secondo grado, che è un tipo di rallentamento del segnale elettrico nel cuore.
Anche una bradicardia sinusale, cioè un battito cardiaco più lento del normale, è stata collegata a questa sindrome.
La frequenza cardiaca fetale e la sua variazione
La frequenza cardiaca fetale (FHR) indica quanti battiti al minuto ha il cuore del feto. Questa frequenza cambia naturalmente durante la gravidanza, cioè varia in base all'età gestazionale (GA), sia nei feti sani sia in quelli con LQTS.
Come la frequenza cardiaca aiuta nella diagnosi
Lo studio ha confrontato 42 feti con LQTS con 536 feti normali, osservando la frequenza cardiaca in relazione all'età gestazionale.
- Si è usato un parametro chiamato indice di bradicardia, che valuta quanto spesso la frequenza cardiaca è inferiore a certi valori.
- Se si considera una frequenza cardiaca inferiore a 110 battiti al minuto (valore standard usato in ostetricia), solo il 15% dei feti con LQTS rientrava in questa categoria.
- Se invece si considera una frequenza cardiaca inferiore al 3° percentile per l'età gestazionale (cioè più bassa rispetto al 97% dei feti della stessa età), il 66% dei feti con LQTS mostrava questa bradicardia.
Questo significa che usare un valore più specifico e adattato all'età del feto migliora molto la capacità di individuare la sindrome.
Importanza della diagnosi precoce
Dieci feti con aritmie complesse avevano anche una bradicardia sinusale grave e costante durante la gravidanza. Inoltre, identificare un feto con LQTS ha permesso di diagnosticare questa sindrome in altri membri della famiglia che non erano ancora stati riconosciuti come malati.
In conclusione
La frequenza cardiaca del feto cambia con l'età gestazionale, sia nei feti sani sia in quelli con sindrome del QT lungo. Valutare la frequenza cardiaca rispetto al 3° percentile per l'età gestazionale può aiutare a migliorare la diagnosi di questa sindrome nei feti, nei neonati e anche tra i familiari non ancora diagnosticati.