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Articolo per pazienti Pubblicato: 20/12/2012 Lettura: ~3 min

La crioablazione delle aritmie

Fonte
Pietro Delise, U.O. di Cardiologia, Ospedale di Conegliano

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Pietro Delise Aggiornato il 06/02/2026

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Categoria: 1085 Sezione: 29

Introduzione

La crioablazione è una tecnica usata per trattare alcune aritmie, cioè alterazioni del ritmo del cuore. Questa procedura utilizza il freddo per eliminare le zone del cuore che causano il problema. Negli ultimi anni, la crioablazione si sta diffondendo soprattutto per il trattamento della fibrillazione atriale, offrendo una valida alternativa ad altri metodi.

Che cos'è la crioablazione

La crioablazione è una tecnica che usa il freddo intenso (tra -50° e -70°) per creare piccole lesioni nel tessuto cardiaco responsabile delle aritmie. Questo processo "ghiaccia" le cellule, danneggiandole in modo preciso. A differenza della radiofrequenza, che usa il calore per "bruciare" le cellule, la crioablazione produce lesioni più nette e con meno rischio di formazione di coaguli.

Uso della crioablazione nelle aritmie classiche

In passato, la crioablazione è stata poco usata per trattare le aritmie classiche come la tachicardia nodale o le aritmie da vie anomale, perché le lesioni create sono piccole e richiedono una mappatura molto precisa del cuore. Inoltre, durante la procedura, il catetere si fissa al tessuto ghiacciandolo, quindi non può essere spostato facilmente per trovare il punto migliore. Al contrario, con la radiofrequenza l'effetto si vede subito e il catetere può essere spostato per ottimizzare il trattamento.

Tuttavia, la crioablazione può essere preferita in alcune situazioni particolari, ad esempio quando si lavora vicino a strutture delicate come il nodo atrioventricolare o il fascio di His. In questi casi, il danno può essere reversibile se si interrompe subito il trattamento appena si notano problemi.

Crioablazione nella fibrillazione atriale

La crioablazione sta diventando sempre più usata per la fibrillazione atriale, un tipo comune di aritmia. La procedura prevede l'inserimento di un palloncino gonfiabile nella vena polmonare, che viene poi raffreddato per creare una lesione circolare e isolare la vena, impedendo così che segnali elettrici anomali causino la fibrillazione.

Questa tecnica è più semplice e richiede meno tempo per impararla rispetto alla radiofrequenza. Inoltre, ha meno complicazioni e una minore probabilità di recidive, cioè di ritorno dell’aritmia, specialmente nella fibrillazione atriale parossistica (quella che si presenta a episodi).

L'efficacia è simile alla radiofrequenza per la fibrillazione atriale parossistica, con circa il 70% di successo a un anno senza farmaci. Per la fibrillazione persistente, invece, la crioablazione è meno efficace perché non permette di trattare alcune aree del cuore coinvolte in questo tipo di aritmia.

Una possibile complicanza specifica è la lesione del nervo frenico destro, che si trova vicino alla vena polmonare superiore destra. Questo problema può essere evitato monitorando attentamente il funzionamento del diaframma durante la procedura.

In conclusione

La crioablazione è una tecnica efficace e sicura per trattare alcune aritmie, in particolare la fibrillazione atriale parossistica. Utilizza il freddo per creare lesioni precise nel cuore, con meno rischi di complicazioni rispetto al calore usato dalla radiofrequenza. Sebbene non sia adatta a tutti i tipi di aritmia, rappresenta un'importante opzione terapeutica, soprattutto in casi selezionati dove la sicurezza è fondamentale.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Pietro Delise

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