Che cosa è stato studiato
Un gruppo di 373 pazienti con aritmie ventricolari è stato sottoposto a un tipo speciale di risonanza magnetica cardiaca chiamata late-gadolinium enhancement (LGE-RMN). Questo esame permette di vedere la presenza di fibrosi, cioè aree di tessuto cicatriziale nel cuore.
Chi erano i pazienti
- 204 avevano una tachicardia ventricolare sostenuta (VT), cioè un battito cardiaco molto veloce e duraturo nei ventricoli.
- 169 avevano una tachicardia ventricolare non sostenuta (TVNS), cioè episodi brevi di battito veloce nei ventricoli.
La funzione del cuore, misurata con la frazione di eiezione del ventricolo sinistro (LVEF), era in media normale (60%).
Cosa è stato osservato
I pazienti sono stati seguiti per circa 2,6 anni per vedere se si verificavano eventi gravi come:
- morte cardiaca o arresto cardiaco,
- nuovi episodi di tachicardia ventricolare sostenuta,
- attivazioni appropriate del defibrillatore impiantabile (ICD).
La presenza di fibrosi è risultata un forte indicatore indipendente del rischio di questi eventi, cioè aumentava significativamente la probabilità che si verificassero.
Dettagli nei diversi gruppi
- Nei pazienti con tachicardia ventricolare sostenuta, sia la fibrosi che una funzione cardiaca molto ridotta (LVEF <35%) erano predittori importanti di eventi gravi.
- Nei pazienti con tachicardia ventricolare non sostenuta, la fibrosi era l'unico fattore che prevedeva il rischio di eventi.
In conclusione
La risonanza magnetica cardiaca con evidenza di fibrosi è un esame utile per identificare pazienti con aritmie ventricolari che hanno un rischio maggiore di eventi cardiaci gravi. Questo può aiutare i medici a valutare meglio la situazione e pianificare il monitoraggio e le cure più appropriate.