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Articolo per pazienti Pubblicato: 09/05/2013 Lettura: ~2 min

Sopravvivenza a lungo termine nei pazienti in dialisi dopo rivascolarizzazione coronarica con diverse tecniche

Fonte
Circulation April 9, 2013 first on line.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Flavia Belloni Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1047 Sezione: 24

Introduzione

Questo testo spiega i risultati di uno studio sulla sopravvivenza a lungo termine di pazienti in dialisi che hanno subito interventi per migliorare il flusso di sangue al cuore. Le informazioni aiutano a capire i benefici e i rischi delle diverse tecniche usate per questi pazienti.

Che cosa è stato studiato

Lo studio ha analizzato i dati di oltre 23.000 pazienti in dialisi negli Stati Uniti, trattati tra il 2004 e il 2009. Tutti avevano problemi al cuore e hanno ricevuto una rivascolarizzazione coronarica, cioè un intervento per migliorare il passaggio del sangue nelle arterie del cuore.

Le tecniche usate sono state:

  • la rivascolarizzazione chirurgica (CABG), un intervento a cuore aperto;
  • l'installazione di stent metallici nudi (BMS), piccoli tubi metallici per tenere aperte le arterie;
  • l'installazione di stent medicati (DES), simili ai BMS ma che rilasciano farmaci per evitare che l'arteria si richiuda.

Risultati principali

Nel periodo studiato, il numero totale di interventi è diminuito, e l'uso degli stent medicati (DES) è calato, mentre è aumentato quello degli stent metallici nudi (BMS).

La mortalità durante il ricovero era più alta per chi ha fatto l'intervento chirurgico (8,2%) rispetto a chi ha ricevuto uno stent medicato (2,7%).

La sopravvivenza a lungo termine è stata valutata a 1, 2 e 5 anni:

  • Per la chirurgia: 70%, 57% e 28%;
  • Per gli stent medicati: 71%, 53% e 24%.

La sopravvivenza è risultata migliore nei pazienti che hanno ricevuto la chirurgia con l'uso di una specifica arteria chiamata arteria mammaria interna.

Fattori che influenzano la sopravvivenza

Alcuni fattori aumentano il rischio di morte dopo l'intervento, sia per la chirurgia che per gli stent:

  • età superiore a 65 anni;
  • essere di razza bianca;
  • durata della dialisi;
  • uso della dialisi peritoneale (un tipo di dialisi);
  • presenza di insufficienza cardiaca congestizia (una condizione in cui il cuore fatica a pompare il sangue).

Il diabete, invece, non è risultato un fattore che aumentasse il rischio in questo studio.

Rivascolarizzazioni ripetute

La necessità di rifare un intervento per riaprire le arterie era più alta con gli stent (circa 18-19% entro un anno) rispetto alla chirurgia (6%).

In conclusione

Per i pazienti in dialisi che necessitano di migliorare il flusso di sangue al cuore:

  • la chirurgia ha un rischio più alto durante il ricovero, ma offre una sopravvivenza migliore a lungo termine, soprattutto se viene usata l'arteria mammaria interna;
  • gli stent medicati hanno un rischio più basso durante il ricovero, ma la probabilità di dover rifare l'intervento è maggiore e simile a quella degli stent metallici nudi;
  • la scelta del trattamento deve essere personalizzata, considerando le condizioni di ogni paziente.
Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Flavia Belloni

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