Che cosa è stato studiato
Si è valutato l'effetto dell'iniezione intracoronarica di cellule mononucleate del midollo osseo (chiamate BM-MNC) in pazienti con un tipo di infarto chiamato STEMI, caratterizzato da un'ostruzione importante delle arterie del cuore.
Questi pazienti avevano già ricevuto un trattamento per riaprire l'arteria bloccata (riperfusione) e presentavano una disfunzione del ventricolo sinistro, cioè una parte importante del cuore che pompa il sangue non funzionava bene.
Come è stato condotto lo studio
Lo studio ha coinvolto 200 pazienti divisi in tre gruppi:
- un gruppo di controllo senza iniezione di cellule;
- un gruppo che ha ricevuto le cellule precocemente, cioè tra 5 e 7 giorni dopo l'infarto;
- un gruppo che ha ricevuto le cellule più tardi, tra 3 e 4 settimane dopo l'infarto.
La funzione del cuore è stata valutata con una risonanza magnetica cardiaca all'inizio e dopo 4 mesi.
Risultati principali
Il parametro principale considerato è stato il cambiamento della frazione di eiezione del ventricolo sinistro, che indica quanto bene il cuore pompa il sangue.
I risultati hanno mostrato che:
- nel gruppo di controllo, la funzione del cuore è rimasta praticamente invariata;
- nei gruppi che hanno ricevuto le cellule, non c'è stato un miglioramento significativo rispetto al gruppo di controllo, né nel gruppo precoce né in quello tardivo;
- le differenze osservate non erano statisticamente significative, cioè potrebbero essere dovute al caso.
Che cosa significa questo
Questi dati indicano che, in pazienti con infarto grave trattato con successo per riaprire l'arteria, l'iniezione di queste cellule del midollo osseo non porta a un miglioramento della funzione del cuore dopo 4 mesi.
In conclusione
In sintesi, l'iniezione intracoronarica di cellule mononucleate del midollo osseo, sia effettuata pochi giorni dopo l'infarto sia qualche settimana più tardi, non migliora la capacità del cuore di pompare il sangue nei pazienti con infarto grave e disfunzione ventricolare sinistra già trattati con successo.