CardioLink Salute • Contenuti informativi per pazienti
Articolo per pazienti Pubblicato: 28/05/2013 Lettura: ~2 min

Ivabradina: frequenza cardiaca e STEMI

Fonte
European Heart Journal: Acute Cardiovascular Care May 13, 2013 doi: 10.1177/2048872613489305.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Lorenzo Grazioli Gauthier Aggiornato il 06/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo testo spiega uno studio che ha valutato l'uso di un farmaco chiamato ivabradina per ridurre la frequenza cardiaca in pazienti con un tipo di infarto chiamato STEMI. Lo scopo è capire se questo farmaco può essere utile e sicuro in questa situazione.

Che cos'è lo STEMI e perché la frequenza cardiaca è importante

Lo STEMI è un tipo di infarto del cuore causato da un blocco improvviso di un'arteria coronaria. In questi casi, la frequenza cardiaca, cioè il numero di battiti del cuore al minuto, può influenzare la quantità di lavoro che il cuore deve fare e il danno che può subire.

Lo studio sull'ivabradina

Gli autori hanno studiato l'effetto dell'ivabradina, un farmaco che rallenta il battito cardiaco, somministrato per via endovenosa (cioè direttamente in vena). Lo studio è stato condotto in modo rigoroso:

  • Confrontando ivabradina con un placebo (una sostanza senza effetto) senza che i medici o i pazienti sapessero chi riceveva il farmaco vero;
  • In pazienti di età tra 40 e 80 anni che avevano subito un intervento per aprire l'arteria bloccata entro 6 ore dall'inizio dei sintomi;
  • Con pazienti che avevano un ritmo cardiaco normale (ritmo sinusale) e una frequenza superiore a 80 battiti al minuto;
  • Con pressione arteriosa sistolica superiore a 90 mmHg.

I risultati principali

Il farmaco ha ridotto la frequenza cardiaca in modo più rapido e marcato rispetto al placebo:

  • Riduzione media di circa 22 battiti al minuto con ivabradina;
  • Riduzione media di circa 9 battiti al minuto con placebo.

Dopo aver interrotto il trattamento, la frequenza cardiaca tornava simile in entrambi i gruppi.

Non ci sono state differenze nella pressione sanguigna o nei livelli di biomarcatori del danno cardiaco (come la troponina e la creatina chinasi) tra i due gruppi.

Effetti sul cuore visti con l'ecocardiografia

L'ecocardiografia, un esame che usa gli ultrasuoni per vedere il cuore, ha mostrato che i pazienti trattati con ivabradina avevano volumi del ventricolo sinistro (la principale camera del cuore) più bassi dopo il trattamento, sia quando il cuore si riempie di sangue (volume telediastolico) sia quando si contrae (volume telesistolico).

Non ci sono state differenze nella funzione di pompa del cuore (frazione di eiezione) tra i gruppi.

In conclusione

Questo studio pilota suggerisce che l'ivabradina endovenosa può essere usata in sicurezza per rallentare la frequenza cardiaca nei pazienti con STEMI. Tuttavia, sono necessari ulteriori studi per capire meglio come questo farmaco possa influenzare la dimensione dell'infarto, la funzione del cuore e gli esiti clinici a lungo termine.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Lorenzo Grazioli Gauthier

Conversazione interattiva sul contenuto

discussione medico-scientifica con genIA