Che cosa è stato studiato
Lo studio ha esaminato 1.016 pazienti con fibrillazione atriale che non rispondevano ai farmaci e che hanno fatto un intervento di ablazione transcatetere tra il 2004 e il 2010. Sono stati esclusi coloro che avevano un follow-up inferiore a un anno o che avevano una recidiva entro il primo anno dopo l'intervento. Alla fine, sono stati analizzati 392 pazienti.
Risultati principali
Il tasso di recidive tardive, cioè il ritorno della fibrillazione atriale dopo più di un anno dall'intervento, è stato del 7,6% all'anno.
Fattori associati alle recidive
- Ipertensione (pressione alta): possibile fattore di rischio, ma non confermato in modo certo.
- Obesità: anch'essa associata, ma con un legame non definitivo.
- Livelli elevati di proteina C reattiva (CRP) prima dell'intervento: questo è un segno di infiammazione nel corpo e si è dimostrato il fattore più importante per prevedere le recidive.
- Fibrillazione atriale di lunga durata: anche questa può aumentare il rischio.
Importanza della proteina C reattiva (CRP)
La CRP è una sostanza che aumenta quando c'è infiammazione nel corpo. Nel gruppo di pazienti studiati, chi aveva valori di CRP superiori a 0,5 mg/dL prima dell'ablazione aveva un rischio molto più alto di vedere tornare la fibrillazione atriale dopo un anno.
Cosa significa questo per i pazienti
Dopo un anno senza recidive, il rischio che la fibrillazione atriale ritorni rimane comunque presente, soprattutto in chi ha alti livelli di CRP prima dell'intervento. Per questo motivo, è importante continuare a monitorare la salute del cuore anche dopo un anno dall'ablazione.
In conclusione
Dopo l'ablazione transcatetere della fibrillazione atriale, circa il 7,6% dei pazienti può avere una recidiva tardiva ogni anno. Il livello di proteina C reattiva prima dell'intervento è il principale indicatore del rischio di recidiva. Perciò, un controllo regolare nel tempo è consigliato, soprattutto per chi ha avuto valori elevati di CRP.