Che cos'è la lipoproteina (a) o Lp(a)
La Lp(a) è una particolare particella di colesterolo nel sangue. È diversa dalle altre perché il suo livello è in gran parte indipendente dai fattori di rischio più conosciuti per le malattie del cuore. Questo significa che anche persone senza altri problemi possono avere Lp(a) alta e quindi un rischio maggiore di malattie cardiovascolari.
Lo studio JUPITER e il trattamento con rosuvastatina
Lo studio ha coinvolto 9.612 persone, principalmente bianche, a cui è stato misurato il livello di Lp(a) prima e dopo il trattamento con rosuvastatina (una statina potente) o con placebo (una pillola senza principio attivo).
I risultati hanno mostrato che i livelli di Lp(a) erano diversi tra le etnie:
- Più alti nei neri (mediana 60 nmol/L)
- Seguiti dagli asiatici (38 nmol/L)
- Hispanici (24 nmol/L)
- Bianchi (23 nmol/L)
Anche se la variazione mediana di Lp(a) dopo il trattamento era zero, la rosuvastatina ha comunque ridotto in modo significativo i livelli totali di Lp(a).
Il rischio cardiovascolare e Lp(a)
I livelli di Lp(a) misurati prima del trattamento erano collegati a un aumento del rischio di malattie cardiovascolari. Questo rischio rimaneva anche dopo il trattamento con statine, indicando che Lp(a) è un fattore importante di rischio residuo, cioè il rischio che rimane nonostante la terapia.
Questa associazione è risultata indipendente da altri fattori come il colesterolo LDL (quello "cattivo") e altri elementi di rischio.
Implicazioni per i pazienti
Tra i partecipanti bianchi trattati con rosuvastatina, Lp(a) è stato un elemento chiave per il rischio residuo di malattie cardiovascolari. Tuttavia, la riduzione del rischio grazie alla rosuvastatina è stata simile sia in chi aveva livelli alti sia in chi aveva livelli bassi di Lp(a).
In conclusione
La lipoproteina (a) è un importante indicatore di rischio per le malattie del cuore, anche dopo aver preso statine potenti come la rosuvastatina. Questo significa che, oltre a controllare il colesterolo, è utile conoscere i livelli di Lp(a) per capire meglio il rischio residuo e gestire la salute cardiovascolare in modo più completo.