Che cosa è stato studiato
Lo studio ha analizzato 763 pazienti con un tipo di infarto chiamato STEMI, che erano stati trattati con una procedura per riaprire le arterie bloccate (PCI).
Il segno chiamato sopraST residuo (WL-STE) è stato misurato sull'ECG 90 minuti dopo questa procedura. Si tratta di un aumento del tratto ST che indica un possibile danno al cuore ancora presente.
I pazienti sono stati divisi in tre gruppi in base all'entità di questo segno:
- meno di 1 mm
- da 1 a 2 mm
- pari o superiore a 2 mm
Come è stato valutato il danno al cuore
Entro una settimana dall'infarto, a tutti i pazienti è stata fatta una risonanza magnetica cardiaca (RMN), un esame che permette di vedere con precisione il danno al muscolo del cuore.
Con questo esame si è misurata:
- la dimensione dell'infarto (quanto tessuto cardiaco è stato danneggiato)
- l'indice di salvataggio, cioè quanto tessuto è stato salvato grazie al trattamento
- la presenza di ostruzione nei piccoli vasi del cuore (microvascolare)
Risultati principali
- Il gruppo con sopraST residuo pari o superiore a 2 mm aveva un danno cardiaco più esteso (22,5% del cuore colpito) rispetto agli altri gruppi (circa 13%).
- Questo gruppo mostrava anche un minore salvataggio del tessuto cardiaco e più ostruzioni nei piccoli vasi.
- Infine, i pazienti con sopraST residuo ≥ 2 mm avevano un rischio quasi doppio di eventi gravi entro 12 mesi, come morte, nuovo infarto o insufficienza cardiaca.
In conclusione
Questo studio ha dimostrato che un aumento residuo del tratto ST sull'ECG dopo la procedura per l'infarto è un segno importante. Indica un danno maggiore al cuore, meno tessuto salvato e un rischio più alto di problemi cardiaci nei mesi successivi. La risonanza magnetica cardiaca conferma queste informazioni mostrando la reale estensione del danno.