Che cosa è successo al paziente
Un uomo di 62 anni è arrivato al pronto soccorso con dolore intenso nella parte destra dell’addome, nausea e vomito. All’esame fisico aveva segni di infiammazione della colecisti (la cistifellea), come dolore alla pressione e segno di Murphy positivo, che indica possibile colecistite. L’elettrocardiogramma mostrava una fibrillazione atriale, un tipo di aritmia cardiaca. Gli esami del sangue evidenziavano un’infiammazione, problemi al fegato e una lieve riduzione della funzione renale. L’ecografia addominale confermava la presenza di calcoli nella colecisti con segni di infiammazione e un po’ di liquido intorno. Il paziente era in terapia con dabigatran, un anticoagulante, per la fibrillazione atriale.
Trattamento e intervento
Il paziente è stato ricoverato e sottoposto a terapia con antibiotici, farmaci per controllare la nausea e protezione gastrica. Dopo alcuni giorni di trattamento, è stato eseguito un intervento chirurgico laparoscopico per rimuovere la colecisti (colecistectomia). L’operazione è andata bene senza complicazioni.
Dopo l’intervento, il paziente ha ricevuto una profilassi con eparina a basso peso molecolare per prevenire la formazione di coaguli. Il drenaggio chirurgico è stato rimosso dopo tre giorni e la terapia con dabigatran è stata ripresa il giorno seguente. Un mese dopo, il paziente stava bene e gli esami di fegato e reni erano tornati normali.
Gestione del dabigatran nel periodo perioperatorio
Il dabigatran è un anticoagulante usato per prevenire i coaguli nel sangue, soprattutto in pazienti con fibrillazione atriale. Rispetto al warfarin, un altro anticoagulante più tradizionale, il dabigatran ha alcuni vantaggi:
- Ha un’azione più rapida e si elimina prima dall’organismo.
- Non richiede un passaggio temporaneo ad altri farmaci anticoagulanti (chiamato "bridging").
- Il periodo di sospensione prima di un intervento è più breve.
Secondo uno studio importante (RE-LY), circa un quarto dei pazienti trattati con dabigatran o warfarin ha dovuto affrontare procedure invasive. Il rischio di sanguinamento o di formazione di coaguli intorno all’intervento è simile tra i due farmaci, ma il dabigatran può essere sospeso più vicino all’operazione.
Indicazioni per la sospensione e la ripresa del dabigatran
Le linee guida europee raccomandano di sospendere il dabigatran da 24 a 96 ore prima dell’intervento, a seconda del rischio di sanguinamento legato all’operazione e della funzione renale del paziente. Dopo l’intervento, la ripresa del dabigatran a pieno dosaggio dovrebbe avvenire non prima di 48-72 ore per evitare sanguinamenti nel sito chirurgico. Nel frattempo, si può usare una dose preventiva di eparina a basso peso molecolare per proteggere dalla formazione di coaguli.
Problemi clinici importanti evidenziati dal caso
- Valutare il rischio di trombosi (coaguli) e sanguinamento nei pazienti che assumono anticoagulanti e devono fare un intervento.
- Stabilire il momento migliore per sospendere il dabigatran prima dell’operazione.
- Gestire in modo sicuro la ripresa del dabigatran dopo l’intervento.
In conclusione
La gestione del dabigatran intorno al momento dell’intervento chirurgico è più semplice rispetto al warfarin grazie alla sua azione più rapida e alla minore necessità di passaggi intermedi. È importante sospendere il farmaco con un anticipo adeguato e riprenderlo con cautela dopo l’operazione per bilanciare il rischio di sanguinamento e di coaguli. Ulteriori studi aiuteranno a migliorare queste indicazioni e a garantire la sicurezza dei pazienti.