Che cos'è stato studiato
Un gruppo di ricercatori ha esaminato l'effetto degli omega-3, acidi grassi presenti in alcuni alimenti e integratori, su pazienti con fibrillazione atriale parossistica o persistente, cioè un'aritmia cardiaca che si presenta a episodi o in modo continuativo.
Lo studio ha coinvolto 337 pazienti che non assumevano i farmaci antiaritmici più comuni. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto una dose elevata di omega-3 (4 grammi al giorno), l'altro un placebo, cioè una sostanza senza principio attivo. Entrambi i gruppi sono stati seguiti per circa 9 mesi.
Cosa è stato osservato
- Il tempo trascorso prima di un nuovo episodio di fibrillazione atriale è stato simile nei due gruppi: il 64,1% dei pazienti con omega-3 e il 63,2% con placebo hanno avuto almeno un episodio.
- Non ci sono state differenze significative nei livelli di proteina C reattiva ad alta sensibilità (hs-CRP) e mieloperossidasi (MPO), due indicatori usati per misurare l'infiammazione e lo stress ossidativo nel corpo.
Cosa significa tutto questo
Gli omega-3, anche a dosi elevate, non hanno ridotto il rischio di nuove fibrillazioni atriali in questi pazienti. Inoltre, non hanno migliorato i segnali di infiammazione e stress che possono contribuire a questa condizione.
Questi risultati aiutano a capire perché gli omega-3 potrebbero non essere efficaci nel prevenire la fibrillazione atriale in persone che non assumono altri farmaci specifici per questa aritmia.
In conclusione
In sintesi, l'assunzione di omega-3 ad alte dosi non sembra ridurre le recidive di fibrillazione atriale né migliorare lo stato infiammatorio o lo stress ossidativo in pazienti con questa condizione che non usano farmaci antiaritmici convenzionali.