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Articolo per pazienti Pubblicato: 01/12/2014 Lettura: ~2 min

L’uso dell’ossigeno nella terapia dell’infarto miocardico STEMI: cosa dice la ricerca?

Fonte
America Heart Association Scientific Sessions 2014.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Gemma Salerno Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Quando si verifica un infarto miocardico con elevazione del tratto ST (STEMI), l’ossigeno è spesso somministrato per aiutare il cuore. Tuttavia, recenti studi hanno esaminato se l’ossigeno sia sempre utile o se, in alcuni casi, possa addirittura causare effetti negativi. Qui spieghiamo in modo semplice i risultati di una ricerca importante su questo tema.

Che cosa significa STEMI e ossigeno-terapia?

Lo STEMI è un tipo di infarto del cuore che si riconosce da un particolare segno all’elettrocardiogramma, chiamato elevazione del tratto ST. Durante un infarto, il cuore ha bisogno di ossigeno per funzionare bene e per limitare i danni.

L’ossigeno-terapia consiste nel somministrare ossigeno in più rispetto a quello presente nell’aria che respiriamo normalmente. Questo può essere fatto con maschere o tubi nasali.

Lo studio AVOID: cosa hanno fatto i ricercatori?

Un gruppo di medici ha condotto uno studio chiamato AVOID per capire se somministrare ossigeno a tutti i pazienti con STEMI sia sempre utile o meno.

  • Hanno confrontato due gruppi di pazienti con infarto STEMI che non avevano problemi a respirare (ossia avevano una saturazione di ossigeno nel sangue superiore al 94%).
  • Un gruppo riceveva ossigeno extra fin dall’inizio.
  • L’altro gruppo riceveva ossigeno solo se la saturazione scendeva sotto il 94%, cioè se avevano meno ossigeno nel sangue.

I risultati principali

I dati hanno mostrato che somministrare ossigeno a chi non ne ha bisogno può avere effetti negativi:

  • Potrebbe aumentare il danno al muscolo cardiaco.
  • Potrebbe far aumentare il rischio di nuovi infarti o di problemi del ritmo cardiaco (aritmie).
  • Può essere collegato a un’estensione maggiore dell’area danneggiata nel cuore.

Questi effetti si spiegano perché un eccesso di ossigeno può ridurre il flusso di sangue nelle arterie del cuore, aumentare la resistenza dei vasi sanguigni e creare sostanze dannose chiamate radicali liberi. Tutto questo può peggiorare il danno durante la fase acuta dell’infarto.

Come è stato fatto lo studio?

Lo studio è stato condotto in più centri e la decisione di somministrare o meno ossigeno è stata presa subito dal personale paramedico, cioè gli operatori che arrivano per primi al paziente, prima del ricovero in ospedale.

Importante: l’incidenza di complicazioni gravi come lo shock cardiogeno o l’arresto cardiaco è stata simile nei due gruppi, indicando che non somministrare ossigeno a chi non ne ha bisogno non aumenta questi rischi.

In conclusione

Questo studio suggerisce che nei pazienti con infarto STEMI che hanno una buona quantità di ossigeno nel sangue, somministrare ossigeno extra senza bisogno può non essere utile e potrebbe addirittura peggiorare i danni al cuore.

Per questo motivo, l’ossigeno-terapia dovrebbe essere riservata a chi ha una saturazione di ossigeno inferiore al 94%, cioè chi mostra segni di insufficiente ossigenazione.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Gemma Salerno

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