Che cosa è stato studiato
Lo studio ha coinvolto 4.878 pazienti con insufficienza cardiaca e ridotta frazione di eiezione, cioè una condizione in cui il cuore non pompa il sangue in modo efficiente.
I pazienti sono stati divisi in tre gruppi:
- Gruppo A: nessun dolore toracico o angina all'inizio dello studio (1.240 pazienti);
- Gruppo B: storia passata di angina, ma senza dolore toracico al momento dello studio (1.353 pazienti);
- Gruppo C: storia di angina e dolore toracico presente all'inizio dello studio (2.285 pazienti).
Risultati principali
Rispetto al Gruppo A, il Gruppo C ha mostrato un rischio più alto di:
- Infarto miocardico non fatale o angina instabile (un peggioramento del dolore al petto);
- Rivascolarizzazione coronarica multipla, cioè interventi per migliorare il flusso di sangue al cuore;
- Ospedalizzazione per scompenso cardiaco, cioè ricovero per peggioramento della funzione cardiaca.
Questi rischi sono stati misurati in un periodo medio di circa 33 mesi.
Non sono state trovate differenze significative tra i gruppi per quanto riguarda la mortalità cardiovascolare (morti dovute a problemi del cuore) o la mortalità per tutte le cause.
Il Gruppo B, con solo una storia passata di angina ma senza dolore attuale, ha avuto un aumento minore del rischio di eventi coronarici, ma non un aumento del rischio di ricovero per insufficienza cardiaca.
In conclusione
La presenza attuale di angina e dolore toracico in pazienti con insufficienza cardiaca a frazione di eiezione ridotta è associata a un rischio più elevato di problemi cardiaci e ricoveri ospedalieri, anche se non aumenta la mortalità. Chi ha solo una storia passata di angina ha un rischio intermedio.