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Articolo per pazienti Pubblicato: 13/02/2015 Lettura: ~2 min

Quando è opportuno impiantare un ICD dopo un infarto con tachiaritmie ventricolari precoci?

Fonte
Europace (2014) 16 (12):1759-1766.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Cristina Raimondo Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo testo spiega in modo chiaro e semplice i risultati di uno studio che ha valutato la sopravvivenza e il trattamento con ICD (defibrillatore impiantabile) in pazienti che hanno avuto aritmie ventricolari entro 48 ore da un infarto miocardico. L'obiettivo è capire quando è indicato impiantare un ICD per migliorare la prognosi.

Che cosa è stato studiato

Lo studio ha analizzato 128 pazienti che avevano avuto aritmie ventricolari (battiti cardiaci irregolari e veloci che partono dal ventricolo) nelle prime 48 ore dopo un infarto miocardico (IMA). I ricercatori hanno valutato le caratteristiche cliniche, i trattamenti con ICD e la sopravvivenza nel tempo.

Fattori che influenzano la sopravvivenza

Tra i pazienti, alcuni elementi erano legati a una peggiore sopravvivenza:

  • età avanzata
  • sesso femminile
  • precedenti interventi di bypass coronarico
  • storia di infarto
  • infarto senza aumento del tratto ST (NSTEMI)
  • tachicardia ventricolare (VT) al momento dell’arrivo in ospedale

Al contrario, la frazione di eiezione ventricolare sinistra (FEVS), che misura quanto bene il cuore pompa il sangue, non era un indicatore affidabile di mortalità in questo gruppo.

Inoltre, chi aveva avuto una fibrillazione ventricolare (FV) dopo l’infarto tendeva ad avere una prognosi migliore rispetto a chi presentava una tachicardia ventricolare.

Impianto di ICD e risultati

Solo il 20% dei pazienti ha ricevuto un ICD, in linea con le linee guida di appropriatezza del 2013. Questi pazienti avevano in genere una funzione cardiaca più compromessa e più spesso un NSTEMI.

Durante un follow-up medio di 2,4 anni, i pazienti con ICD avevano un tasso di mortalità più alto (42%) rispetto a quelli senza ICD (17%).

Inoltre, chi aveva l’ICD ha ricevuto molte scariche dal dispositivo, sia appropriate (per aritmie pericolose) che inappropriate (per situazioni non pericolose), segnalando una presenza continua di problemi aritmici.

Cosa significa tutto questo

Nei pazienti che sopravvivono a aritmie ventricolari precoci dopo un infarto, l’impianto di ICD è spesso indicato quando si sospetta una condizione che causa aritmie non reversibili. Questi pazienti hanno un rischio elevato di mortalità e ricevono frequentemente scariche dall’ICD, che aiutano a prevenire eventi gravi.

Inoltre, la presenza di tachicardia ventricolare sostenuta o di NSTEMI all’esordio sono segnali di un rischio più alto di morte.

In conclusione

In sintesi, l’impianto di un ICD dopo un infarto con aritmie ventricolari precoci è appropriato soprattutto quando si sospetta un problema cardiaco persistente che può causare aritmie pericolose. Questi pazienti devono essere seguiti attentamente perché hanno un rischio maggiore di eventi e spesso necessitano dell’intervento del defibrillatore.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Cristina Raimondo

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