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Articolo per pazienti Pubblicato: 18/05/2015 Lettura: ~2 min

Quando si utilizza la denervazione renale in casi estremi

Fonte
Dott.ssa Daniela Trabattoni, Aiuto Cardiologia Invasiva, Dipartimento di Scienze Cardiovascolari, Centro Cardiologico Monzino, IRCCS – Milano

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Daniela Trabattoni Aggiornato il 05/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1121 Sezione: 35

Introduzione

Questo testo racconta la storia di un paziente con gravi problemi cardiaci che ha ricevuto un trattamento speciale chiamato denervazione renale. L'obiettivo è spiegare in modo semplice come e perché questa procedura può essere utilizzata in situazioni molto difficili.

Che cosa è successo al paziente

Il paziente ha 60 anni ed è affetto da una malattia del cuore che riduce molto la sua capacità di pompare il sangue (la frazione di eiezione è al 21%, mentre il valore normale è sopra il 50%). In passato ha avuto un infarto e problemi alle arterie del cuore. Per aiutarlo, è stato impiantato un dispositivo chiamato ICD biventricolare, che serve a controllare e correggere i battiti cardiaci irregolari.

I problemi dopo l'impianto

Dopo circa un mese dall'impianto, il paziente ha avuto episodi molto gravi di tachicardia ventricolare, cioè battiti cardiaci molto veloci e pericolosi. Questi episodi non si sono fermati con i farmaci e hanno causato una situazione critica che ha richiesto il supporto respiratorio e la rianimazione.

Interventi effettuati

Il paziente è stato trattato con una procedura chiamata ablazione, che cerca di eliminare le zone del cuore che causano i battiti anomali. Nonostante questo, le tachicardie sono ricomparse durante la fase di risveglio dalla sedazione.

La decisione di usare la denervazione renale

Per cercare di controllare meglio la situazione, i medici hanno deciso di eseguire la denervazione renale su un solo lato, cioè sull'arteria renale sinistra. Questa procedura consiste nel ridurre l'attività nervosa che può influenzare negativamente il cuore. Non è stata fatta sull'altro rene perché quel rene non funzionava bene.

Ulteriori trattamenti e risultati

Dopo cinque giorni, è stata fatta un'altra ablazione per modificare il tessuto del cuore e cercare di prevenire nuove tachicardie. Il paziente ha avuto ancora due episodi di tachicardia, ma poi si è stabilizzato. La sua funzione cardiaca è migliorata e la quantità di farmaci è stata ridotta.

Situazione a sei mesi

  • Il paziente è in una condizione di salute migliore, con pochi o nessun sintomo (classe NYHA II).
  • Non ha più avuto episodi di tachicardia.
  • L'ecocardiogramma mostra un leggero miglioramento della funzione del cuore (frazione di eiezione salita al 30%).
  • La pressione sanguigna è stabile e nei valori normali.

In conclusione

In casi molto gravi di aritmie cardiache che non rispondono ai trattamenti tradizionali, la denervazione renale può essere considerata come una strategia aggiuntiva per aiutare a stabilizzare il cuore. Nel caso descritto, questa procedura ha contribuito al miglioramento della situazione clinica del paziente.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Daniela Trabattoni

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