Chi è la paziente e la sua situazione iniziale
La signora CS ha 65 anni, è in sovrappeso (è alta 155 cm e pesa 80 kg). Ha una storia di problemi cardiaci, tra cui un intervento di bypass coronarico, alta pressione sanguigna, diabete di tipo 2 trattato con insulina e problemi ai vasi sanguigni delle gambe che le limitano la camminata a circa 50 metri. Inoltre, fuma molto (circa 40 sigarette al giorno) e soffre di una malattia polmonare cronica chiamata BPCO.
Prende diversi farmaci a casa: insulina, un antiaggregante (CardioASA), ramipril (per la pressione), pantoprazolo (per lo stomaco), atorvastatina (per il colesterolo) e un farmaco per la BPCO (tiotropio bromuro).
Cosa è successo
Una sera la signora si è improvvisamente accasciata a terra, perdendo conoscenza. Il marito ha chiesto aiuto al vicino, che ha iniziato subito le manovre di rianimazione e ha chiamato il 118. Quando sono arrivati i soccorsi, la signora era ancora incosciente e senza polso. Il defibrillatore ha indicato un ritmo non trattabile con scariche elettriche.
Le manovre di rianimazione sono state fatte per circa 20 minuti, con somministrazione di adrenalina, fino a quando è stato possibile ripristinare un battito cardiaco. La paziente è stata portata in pronto soccorso, ancora incosciente e con respirazione assistita.
Diagnosi e accertamenti
L’elettrocardiogramma (ECG) non mostrava un tipo di infarto chiamato STEMI (quello con aumento del tratto ST), ma c’erano segni di un altro tipo chiamato NSTEMI (infarto senza aumento del tratto ST). Gli esami del sangue hanno mostrato valori elevati di enzimi cardiaci (CK-MB e troponina I), che indicano un danno al cuore.
Altri esami hanno evidenziato una leggera insufficienza renale e un livello di D-Dimero (un indicatore di possibili coaguli) un po’ aumentato, ma non in modo significativo. La radiografia del torace è stata fatta per controllare i polmoni e il cuore.
Interventi e terapia
La paziente è stata sottoposta a coronarografia, un esame che permette di vedere le arterie del cuore. È stata trovata una malattia diffusa in tre vasi sanguigni, ma senza possibilità di interventi per migliorare il flusso.
Durante il ricovero ha avuto alcuni episodi di aritmia (battiti cardiaci irregolari) che sono stati trattati con un farmaco chiamato amiodarone. La sua condizione è migliorata e non ha riportato danni neurologici permanenti.
Un ecocardiogramma, che valuta la funzione del cuore, ha mostrato inizialmente una riduzione della capacità di pompare il sangue, ma dopo 10 giorni la funzione è tornata quasi normale.
Per il tipo di infarto diagnosticato, la terapia è stata integrata con un farmaco antiaggregante più potente (ticagrelor). La pressione e la frequenza cardiaca sono state mantenute in valori stabili.
Decisioni terapeutiche importanti
Dato l’arresto cardiaco e gli episodi di aritmia, è stato deciso di impiantare un defibrillatore cardiaco (ICD) per prevenire futuri eventi pericolosi. Questo dispositivo può rilevare e trattare automaticamente le aritmie gravi.
Gestione dopo l’impianto
La paziente ha ricevuto l’ICD senza complicazioni e si è stabilizzata. Oltre ai consigli su dieta e stile di vita, è stata valutata la terapia medica:
- È stato aggiunto un beta bloccante, un farmaco che aiuta a proteggere il cuore dopo un infarto e a controllare le aritmie. Questo è importante anche in presenza di BPCO e diabete, con un’attenta gestione.
- Non è stato ritenuto necessario aggiungere amiodarone per via orale, a causa dei suoi effetti collaterali.
- Altri farmaci come ivabradina non erano indicati in questo caso.
In conclusione
La signora CS ha avuto un grave arresto cardiaco fuori dall’ospedale, causato da un infarto senza aumento del tratto ST (NSTEMI). Grazie al pronto intervento di chi era vicino e alle cure mediche appropriate, è stata salvata e ha potuto riprendere una buona funzione cardiaca. L’impianto del defibrillatore e l’adeguamento della terapia medica sono stati fondamentali per prevenire nuovi episodi pericolosi.