Che cosa è successo al paziente?
Il signor VB ha 42 anni, è alto 185 cm e pesa 90 kg. Non assume farmaci e non ha altri fattori di rischio per problemi al cuore, anche se in famiglia ci sono casi di malattie cardiache. Un pomeriggio, mentre si allenava in palestra, dopo aver bevuto una bevanda fredda, ha sentito un forte dolore al centro del petto (precordialgia), seguito da un battito cardiaco molto veloce (tachicardia) e una sensazione di debolezza, ma senza perdere conoscenza.
Quando sono arrivati i soccorsi, era cosciente e lucido, ma ancora con dolore e palpitazioni. È stato fatto un elettrocardiogramma (ECG) che ha mostrato un battito molto veloce (170 battiti al minuto) con un particolare tipo di ritmo chiamato "QRS stretto" e modifiche caratteristiche chiamate "sottolivellamento ST" in alcune parti del cuore.
Diagnosi iniziale
- Non si trattava di una tachicardia ventricolare (un ritmo pericoloso che parte dalle camere inferiori del cuore), perché il tracciato mostrava un "QRS stretto".
- Era una tachicardia parossistica sopraventricolare (TPSV), cioè un battito cardiaco molto veloce che parte da una zona sopra i ventricoli, ma non è possibile dire con precisione da quale area.
- Non era una tachicardia sinusale, che è un aumento normale del battito, perché la frequenza era troppo alta e persistente a riposo.
Come è stato trattato l'episodio?
Il battito veloce non si è fermato con manovre semplici (manovre vagali), quindi è stato somministrato un farmaco chiamato adenosina per via endovenosa, che ha interrotto la tachicardia. Dopo questo trattamento, un nuovo ECG è stato fatto e il paziente è stato portato al pronto soccorso.
Un ecocardiogramma, che è un'ecografia del cuore, ha mostrato un movimento ridotto di alcune parti della parete del cuore (ipocinesia) nelle zone anteriori e laterali. Successivamente, l'ECG ha mostrato un miglioramento delle modifiche iniziali, ma sono comparse onde T alte e appuntite in altre zone del cuore. Il paziente aveva ancora un leggero dolore al petto, la pressione arteriosa era 120/70 mmHg e la frequenza cardiaca 80 bpm.
Esami del sangue e trattamento iniziale
- Gli esami del sangue hanno mostrato un aumento dei globuli bianchi (leucocitosi), segno di possibile infiammazione o stress.
- Le proteine muscolari del cuore (CPK totali e CK-MB) e la troponina I, che indicano danno al muscolo cardiaco, erano aumentate, con un picco successivo più alto.
- È stato osservato anche un aumento temporaneo della creatinina, che indica una leggera alterazione della funzione renale.
- Altri esami, come quelli del colesterolo e della proteina C reattiva (PCR, un altro indicatore di infiammazione), erano normali.
Il paziente è stato trattato con aspirina (ASA) e un beta bloccante (bisoprololo), farmaci che aiutano a proteggere il cuore e controllare la frequenza cardiaca.
Approfondimenti diagnostici
Si è deciso di eseguire una coronarografia, un esame che permette di vedere le arterie del cuore, per escludere problemi come ostruzioni o infarti. Questo esame ha mostrato arterie normali.
Successivamente è stato fatto uno studio elettrofisiologico (SEF), che valuta il funzionamento del sistema elettrico del cuore. Questo ha confermato la presenza di una particolare forma di tachicardia da rientro nodale, che è stata trattata con un'ablazione con radiofrequenze, una procedura che elimina la zona responsabile dell'aritmia.
Scelte terapeutiche
- Non è stata sospesa la terapia con aspirina, che è utile dopo la procedura.
- È stato mantenuto il beta bloccante per controllare la frequenza cardiaca e proteggere il cuore, soprattutto considerando i dati di laboratorio e gli esami.
- Questa terapia probabilmente sarà temporanea, ma è importante per la fase di recupero.
In conclusione
Un uomo sano e attivo ha avuto un episodio di battito cardiaco molto veloce e dolore al petto durante l'attività fisica. Grazie a una diagnosi accurata e a esami approfonditi, è stata individuata una aritmia trattabile con successo, senza danni permanenti alle arterie del cuore. Il caso mostra l'importanza di riconoscere i sintomi e di seguire un percorso diagnostico e terapeutico adeguato per garantire la sicurezza durante l'attività sportiva.