Che cosa è stato studiato
I ricercatori dell'Università della California hanno voluto capire se un aiuto a distanza potesse migliorare la salute di persone ricoverate per insufficienza cardiaca scompensata, una condizione in cui il cuore non riesce a pompare il sangue in modo efficace.
Come è stato fatto lo studio
- Sono stati coinvolti 1437 pazienti, con un'età media di 73 anni, di cui quasi la metà donne.
- I pazienti sono stati divisi in due gruppi: uno ha ricevuto un programma di supporto a distanza, l'altro no.
- Il gruppo con supporto ha avuto istruzioni prima di lasciare l'ospedale, chiamate telefoniche regolari e monitoraggio da remoto di parametri come battito cardiaco, pressione arteriosa, peso e sintomi.
- Lo studio è durato 180 giorni (circa 6 mesi).
Risultati principali
- Non è stata trovata una differenza significativa tra i due gruppi nel numero di nuovi ricoveri dopo 180 giorni.
- Nel gruppo con supporto a distanza, nei primi 30 giorni dopo la dimissione, si è osservata una riduzione della mortalità (numero di decessi), ma questo beneficio non è stato mantenuto a 6 mesi.
Cosa significa tutto questo
Il supporto telefonico e il monitoraggio a distanza, così come organizzati in questo studio, non hanno ridotto il rischio di tornare in ospedale per insufficienza cardiaca nei sei mesi successivi alla dimissione.
Tuttavia, il possibile beneficio sulla mortalità nei primi 30 giorni suggerisce che interventi precoci potrebbero avere un ruolo, anche se serve ulteriore ricerca per confermarlo.
In conclusione
Questo studio mostra che, in pazienti con insufficienza cardiaca recentemente dimessi dall'ospedale, un programma di coaching telefonico e telemonitoraggio non ha ridotto le riospedalizzazioni a 6 mesi. Sebbene ci sia stata una riduzione della mortalità precoce, questo effetto non è durato nel tempo. Questi risultati aiutano a capire meglio come organizzare l'assistenza per chi soffre di questa condizione.