Che cosa è stato studiato
Lo studio ha osservato 8.266 pazienti di età superiore ai 65 anni che avevano avuto un arresto cardiaco fuori dall’ospedale. Tra questi, alcuni erano già in trattamento con beta bloccanti, farmaci che aiutano a controllare il battito cardiaco e la pressione.
L’obiettivo principale era verificare la mortalità a 30 giorni dall’arresto cardiaco, cioè quante persone fossero ancora vive un mese dopo l’evento.
Caratteristiche dei pazienti
- L’età media era di 79 anni.
- Il 41% erano donne.
- Il 35,2% (2.911 pazienti) assumeva beta bloccanti prima dell’arresto cardiaco.
- I pazienti in terapia con beta bloccanti avevano più spesso fattori di rischio e problemi cardiaci preesistenti.
Risultati principali
Quando si sono confrontati i pazienti che assumevano beta bloccanti con quelli che non li assumevano, si è visto che:
- Non c’erano differenze significative nel tipo di ritmo cardiaco al momento dell’arresto, cioè la frequenza con cui si presentava un ritmo che può essere trattato con defibrillatore era simile (18,4% contro 17,5%).
- La mortalità a 30 giorni era molto simile tra i due gruppi: 95,6% dei pazienti con beta bloccanti e 95,1% senza beta bloccanti erano deceduti, una differenza non significativa.
Interpretazione
Questo significa che, in questo studio, l’uso di beta bloccanti prima dell’arresto cardiaco non ha modificato in modo significativo la probabilità di sopravvivenza a un mese dall’evento.
In conclusione
Lo studio osservazionale ha mostrato che nei pazienti anziani con arresto cardiaco fuori dall’ospedale, l’assunzione di beta bloccanti prima dell’arresto non ha influito in modo significativo sulla sopravvivenza a 30 giorni. Ciò suggerisce che questi farmaci, pur essendo importanti per altre condizioni cardiache, non hanno cambiato l’esito immediato dopo un arresto cardiaco in questa popolazione.