Che cos'è la fibrillazione atriale e l'emodialisi
Fibrillazione atriale (FA) è un disturbo del ritmo cardiaco in cui il cuore batte in modo irregolare e spesso troppo veloce. Emodialisi è un trattamento che sostituisce la funzione dei reni quando questi non funzionano più bene.
Obiettivo dello studio
Lo studio ha voluto capire se nei pazienti in emodialisi che sviluppano per la prima volta la fibrillazione atriale il rischio di ictus ischemico (un tipo di danno cerebrale causato da un blocco del flusso sanguigno) e di morte fosse più alto rispetto a chi non ha aritmie.
Come è stato condotto lo studio
È stato usato un grande database nazionale di Taiwan, con dati raccolti dal 1998 al 2011. Sono stati confrontati pazienti in emodialisi con nuova fibrillazione atriale e pazienti in emodialisi senza aritmie.
Risultati principali
- I pazienti con fibrillazione atriale avevano un rischio più alto di ictus ischemico, di morte per qualsiasi causa, di morte per problemi cardiaci durante il ricovero, di infarto del miocardio (attacco di cuore) e di ricovero per insufficienza cardiaca.
- Tuttavia, quando si considerava che molti pazienti potevano morire durante il ricovero (un evento che influenza la possibilità di avere altri problemi), la fibrillazione atriale aumentava in modo significativo solo il rischio di insufficienza cardiaca, ma non quello di ictus o infarto.
- Il punteggio usato per prevedere il rischio di ictus (CHA2DS2-VASc) era meno efficace in questi pazienti con rischio di morte elevato.
- In sintesi, il rischio di ictus nei pazienti in emodialisi con nuova fibrillazione atriale era solo leggermente più alto rispetto a chi non aveva aritmie e non risultava significativo quando si teneva conto del rischio di morte durante il ricovero.
In conclusione
Nei pazienti che fanno emodialisi, la comparsa di fibrillazione atriale aumenta il rischio di problemi cardiaci e di morte. Tuttavia, il rischio di ictus, pur essendo un po' più alto, non è così significativo se si considera anche il rischio di morte durante il ricovero. Questi dati aiutano a capire meglio i rischi associati a questa condizione in pazienti con insufficienza renale grave.