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Articolo per pazienti Pubblicato: 09/02/2016 Lettura: ~5 min

La Pericardite

Fonte
Adler Y, Charron P, Imazio M, et al. 2015 ESC Guidelines for the diagnosis and management of pericardial diseases. European Heart Journal 2015;36:2921-2964.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Antonio Brucato Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1095 Sezione: 30

Introduzione

La pericardite è un'infiammazione del pericardio, la membrana che avvolge il cuore. È una condizione abbastanza comune che può causare dolore al petto e altri sintomi. In questo testo spiegheremo in modo semplice come si riconosce, quali sono le cause principali e come viene trattata, per aiutarti a capire meglio questa malattia e cosa aspettarti.

Che cos'è la pericardite?

La pericardite è un'infiammazione del pericardio, la sottile membrana che circonda il cuore. È una delle malattie più frequenti del pericardio e rappresenta circa lo 0,1% di tutte le ospedalizzazioni e il 5% dei casi di dolore al petto che arrivano al pronto soccorso. Circa il 20% delle persone può avere una recidiva, cioè una nuova infiammazione dopo la prima.

Come si fa la diagnosi?

Per diagnosticare la pericardite, i medici cercano almeno due dei seguenti segni:

  • Dolore tipico, presente quasi sempre (99% dei casi), che di solito è un dolore al petto che può cambiare con la posizione o la respirazione.
  • Rumore di sfregamento pericardico, un suono particolare che si può sentire con lo stetoscopio, presente in circa un terzo dei casi.
  • Modifiche all'elettrocardiogramma (ECG), che si trovano in circa il 60% delle persone con pericardite.
  • Presenza di liquido nel pericardio (versamento), visibile con ecografie o altre immagini, presente anch'esso in circa il 60% dei casi.

Inoltre, essendo una malattia infiammatoria, si trovano spesso valori elevati di alcuni esami del sangue che indicano infiammazione, come la Proteina C-reattiva (PCR), la velocità di eritrosedimentazione (VES) e un aumento dei globuli bianchi. Questi aiutano a confermare la diagnosi in almeno l'80% dei casi.

A volte si può notare un lieve aumento della troponina, una sostanza che indica un piccolo coinvolgimento del muscolo cardiaco, ma questo non peggiora la prognosi.

Quali sono le cause della pericardite?

Le cause possono essere diverse:

  • Idiopatica: nella maggior parte dei casi (circa l'85% nei paesi industrializzati) non si trova una causa precisa.
  • Malattie autoimmuni: circa il 5% dei casi.
  • Neoplasie (tumori): circa il 5%.
  • Tubercolosi: circa il 5%, più frequente nei paesi in via di sviluppo e spesso associata all'infezione da HIV.
  • Pericardite post-procedura: infiammazione che si verifica dopo interventi chirurgici o altre procedure sul cuore o sul pericardio, come impianto di pacemaker o cateterismi, di solito dopo 2-3 settimane.

Quando è importante approfondire la causa?

Alcuni segni possono indicare che la pericardite ha una causa specifica o che può complicarsi. Questi sono:

  • Febbre superiore a 38°C.
  • Insorgenza lenta dei sintomi (settimane).
  • Versamento pericardico abbondante o presenza di tamponamento cardiaco (una situazione in cui il liquido comprime il cuore).
  • Scarsa risposta ai farmaci anti-infiammatori come l'aspirina o altri FANS.
  • Presenza di immunodepressione o segni di coinvolgimento del muscolo cardiaco.

In questi casi è importante il ricovero e una ricerca più approfondita della causa. Al contrario, circa l'80% delle persone con pericardite senza questi segni sono a basso rischio e possono essere seguite anche senza ricovero.

Come si cura la pericardite?

La terapia si basa principalmente su farmaci anti-infiammatori:

  • FANS (Farmaci anti-infiammatori non steroidei): sono la base del trattamento e devono essere usati a dosi adeguate e distribuite durante la giornata. Se il paziente ha problemi cardiaci o assume aspirina per altri motivi, si preferisce l'aspirina stessa.
  • Colchicina: è un farmaco che si aggiunge ai FANS fin dal primo episodio. Riduce di molto il rischio di recidive e complicazioni. Può causare diarrea in circa il 7% dei casi.
  • Corticosteroidi: si usano solo in casi particolari, come allergia ai FANS, gravidanza o quando gli altri farmaci non sono sufficienti. Vanno usati a basse dosi perché dosi alte aumentano il rischio di recidive e effetti collaterali gravi, come l'osteoporosi. Si associano sempre alla colchicina.

Nei casi più difficili si può usare una combinazione di FANS, colchicina e corticosteroidi. Se la malattia non migliora, si possono considerare altri farmaci come azatioprina, immunoglobuline endovena o anakinra, ma questi richiedono esperienza e controllo medico.

La durata del trattamento varia: si continua con dosi alte finché i sintomi e i segni di infiammazione scompaiono, poi si riducono gradualmente i farmaci. Questo processo può durare settimane o mesi.

Prognosi e cosa aspettarsi

La maggior parte delle persone con pericardite ha una buona prognosi a lungo termine. Il rischio di complicazioni gravi come il tamponamento cardiaco è raro, soprattutto nelle forme senza causa specifica. Il rischio che la pericardite diventi costrittiva (cioè che il pericardio si indurisca e limiti il movimento del cuore) è basso nelle forme idiopatiche o virali, e più alto nelle forme causate da infezioni batteriche o tumori.

Le recidive si verificano nel 15-30% dei casi, soprattutto se non si assume colchicina. Anche in questi casi, la prognosi rimane buona. È importante rassicurare il paziente, evitando ansie inutili e ricoveri frequenti. Se non c'è coinvolgimento del muscolo cardiaco, non è necessario un riposo assoluto.

Le recidive durante la terapia sono generalmente lievi e si risolvono con un aumento temporaneo dei farmaci anti-infiammatori, senza bisogno di ricovero.

In conclusione

La pericardite è un'infiammazione del rivestimento del cuore che si riconosce attraverso sintomi, esami del sangue e strumenti diagnostici. Le cause sono spesso sconosciute, ma la maggior parte dei casi guarisce bene con farmaci anti-infiammatori e colchicina. Solo in pochi casi è necessario un trattamento più complesso o approfondimenti diagnostici. La prognosi è generalmente buona e le recidive, se gestite correttamente, non causano problemi gravi.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Antonio Brucato

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