Che cosa è stato studiato
Lo studio ha coinvolto 511 adulti con prediabete, cioè una condizione in cui il livello di zucchero nel sangue è più alto del normale ma non ancora da considerare diabete. I partecipanti avevano un'età media di 62 anni.
Metà di loro ha ricevuto una dose settimanale di vitamina D (20.000 unità internazionali) per 5 anni. L'altra metà ha ricevuto una sostanza senza effetto, chiamata placebo.
Come è stato valutato l'effetto
Ogni anno è stato fatto un test per controllare come il corpo gestisce lo zucchero (test di tolleranza al glucosio). All'inizio, i livelli di vitamina D nel sangue erano simili in entrambi i gruppi.
Dopo la somministrazione, i livelli di vitamina D sono aumentati molto nel gruppo che prendeva la vitamina, mentre sono rimasti uguali nel gruppo placebo.
I risultati principali
- Alla fine dello studio, circa il 40% delle persone che assumevano vitamina D ha sviluppato il diabete di tipo 2.
- Nel gruppo placebo, la percentuale è stata simile, circa il 44%.
- Non c'è stata quindi una differenza significativa tra chi prendeva vitamina D e chi no.
- Alcune persone sono tornate a normali livelli di zucchero nel sangue, leggermente più nel gruppo con vitamina D, ma questa differenza non è risultata chiara.
Cosa significa tutto questo
Lo studio suggerisce che prendere vitamina D non previene in modo efficace il passaggio dal prediabete al diabete di tipo 2. Inoltre, non sembra migliorare la capacità del corpo di usare lo zucchero o ridurre i livelli alti di zucchero nel sangue.
Se la vitamina D avesse un qualche beneficio in questo senso, sarebbe molto piccolo e non facilmente rilevabile.
In conclusione
La vitamina D, anche se importante per la salute generale, non sembra essere utile per fermare o rallentare la comparsa del diabete di tipo 2 in persone con prediabete. È importante continuare a seguire le indicazioni del medico per la prevenzione e il trattamento del diabete.