Che cosa è stato studiato
Lo studio ha coinvolto 219 pazienti che hanno subito una PCI, una procedura per aprire le arterie del cuore bloccate. Di questi, l'84% ha fatto una risonanza magnetica cardiaca (RMN) per valutare il cuore.
I pazienti sono stati divisi in due gruppi:
- Un gruppo ha ricevuto la PCI solo sulla lesione culprit, cioè l'arteria responsabile dell'infarto.
- L'altro gruppo ha ricevuto una PCI primaria, cioè un trattamento più esteso.
Risultati principali
Nel gruppo trattato solo sulla lesione culprit, c'era una percentuale più alta di infarti nella parte anteriore del cuore (55% contro 24%).
Le dimensioni dell'infarto, misurate come percentuale della massa del ventricolo sinistro (la parte principale del cuore che pompa il sangue), erano simili tra i due gruppi sia all'inizio che al controllo successivo.
Al controllo di follow-up, non sono state trovate differenze significative tra i gruppi nei seguenti parametri:
- Frazione di eiezione del ventricolo sinistro (una misura di quanto efficacemente il cuore pompa il sangue): 51,7% vs 54,4%.
- Volume telediastolico del ventricolo sinistro (quantità di sangue nel cuore prima della contrazione): 69,3 ml vs 66,7 ml.
- Volume telesistolico del ventricolo sinistro (quantità di sangue che rimane nel cuore dopo la contrazione): 31,8 ml vs 30,7 ml.
In conclusione
Lo studio mostra che, nei pazienti sottoposti a PCI, il tipo di trattamento (solo sulla lesione responsabile o più esteso) non ha portato a differenze importanti nelle dimensioni dell'infarto o nella funzione e dimensione del cuore al controllo successivo.