Che cosa è stato studiato
Lo studio ha analizzato i dati di oltre 118.000 pazienti con fibrillazione atriale non valvolare, tutti con più di 65 anni, che hanno iniziato per la prima volta a prendere dabigatran o rivaroxaban per prevenire l'ictus. I dati raccolti coprono il periodo da novembre 2011 a giugno 2014.
Tra questi pazienti:
- Il 10% aveva più di 85 anni.
- Circa il 10% aveva una funzione renale ridotta, cioè i reni lavoravano meno bene.
- Il 35% era considerato ad alto rischio di sanguinamenti, secondo un punteggio chiamato HAS-BLED.
- Il 15% aveva avuto cadute o svenimenti con traumi.
Quali rischi sono stati valutati
Lo studio ha considerato diversi eventi importanti:
- Il rischio di ictus causato da trombi (coaguli di sangue).
- I sanguinamenti nel cervello (sanguinamenti intracranici).
- I sanguinamenti importanti in altre parti del corpo, come quelli gastrointestinali (nello stomaco o intestino).
- La mortalità totale, cioè il numero di decessi per qualsiasi causa.
Risultati principali
Confrontando i due farmaci:
- Rivaroxaban mostrava una leggera riduzione del rischio di ictus rispetto a dabigatran, ma questa differenza non era abbastanza forte da poterla considerare certa.
- Rivaroxaban era associato a un aumento significativo dei sanguinamenti nel cervello.
- Rivaroxaban mostrava anche un aumento significativo dei sanguinamenti maggiori in altre parti del corpo, inclusi quelli gastrointestinali.
- Per quanto riguarda la mortalità, con rivaroxaban si osservava un aumento, ma questo risultato non era chiaramente significativo.
- Nei pazienti più anziani (oltre 75 anni) o con un rischio più alto di ictus (punteggio CHADS2 superiore a 2), l'uso di rivaroxaban era collegato a un aumento significativo della mortalità rispetto a dabigatran.
Cosa significa tutto questo
Gli autori dello studio concludono che, rispetto a dabigatran, rivaroxaban può ridurre leggermente il rischio di ictus, ma aumenta in modo significativo il rischio di sanguinamenti gravi, sia nel cervello che in altre parti del corpo.
Questi risultati provengono da dati raccolti nella vita reale, cioè da una popolazione molto ampia e variegata, non da studi clinici controllati. Questo rende i dati molto utili, ma anche complessi da interpretare.
In conclusione
In sintesi, tra i pazienti anziani con fibrillazione atriale non valvolare, il trattamento con rivaroxaban può offrire una lieve riduzione del rischio di ictus ma comporta un aumento significativo del rischio di sanguinamenti gravi rispetto a dabigatran. La scelta del trattamento deve considerare questi fattori, tenendo conto delle caratteristiche individuali di ogni paziente.