Che cosa significa il diabete per il cuore
Il diabete è una condizione che può aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, cioè problemi che riguardano il cuore e i vasi sanguigni. Questi problemi possono portare a un aumento della mortalità, cioè del numero di persone che muoiono per queste cause.
Lo studio e il suo obiettivo
Uno studio svedese ha analizzato dati raccolti tra il 1998 e il 2014 per capire come sono cambiati nel tempo la mortalità e le complicanze cardiovascolari nelle persone con diabete di tipo 1 e tipo 2.
Come è stato fatto lo studio
- Sono stati considerati i pazienti registrati nel Registro Nazionale del Diabete in Svezia.
- Si è seguito l'andamento di eventi come la morte e le malattie cardiovascolari fino al 2014.
- Per valutare i cambiamenti nel tempo, sono stati usati metodi statistici che tengono conto di diversi fattori.
Risultati principali
Lo studio ha mostrato che tra il 1998 e il 2014 c'è stata una riduzione significativa di:
- morti per qualsiasi causa;
- morti per malattie cardiovascolari;
- morti per malattie coronariche (problemi ai vasi del cuore);
- ricoveri in ospedale per malattie cardiovascolari.
Questi miglioramenti sono stati osservati sia nelle persone con diabete di tipo 1 che in quelle con diabete di tipo 2, ma con alcune differenze:
- Nei pazienti con diabete di tipo 1 la riduzione degli eventi cardiovascolari è stata circa del 40% in più rispetto alle persone senza diabete.
- Nei pazienti con diabete di tipo 2 la riduzione è stata circa del 20% in più rispetto ai controlli.
- La diminuzione delle morti per cause cardiovascolari è stata simile tra i diabetici di tipo 1 e le persone senza diabete.
- Nei diabetici di tipo 2, invece, la riduzione delle morti per cause cardiovascolari è stata minore rispetto alle persone senza diabete.
In conclusione
In Svezia, tra il 1998 e il 2014, la mortalità e gli eventi legati al cuore sono diminuiti molto nelle persone con diabete di tipo 1 e tipo 2. Tuttavia, la diminuzione delle morti per problemi cardiaci è stata meno marcata nelle persone con diabete di tipo 2 rispetto a chi non ha il diabete.