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Articolo per pazienti Pubblicato: 09/10/2017 Lettura: ~2 min

Intervallo picco-fine onda T: un nuovo indicatore ECG per il rischio di aritmie ventricolari nella cardiomiopatia ipertrofica

Fonte
L Dinshaw et al - Clin Res Cardiol. 2017 Sep 30.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Fabio Valente Aggiornato il 04/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

Questo testo spiega un nuovo modo di interpretare un esame cardiaco chiamato elettrocardiogramma (ECG) per capire meglio il rischio di aritmie, cioè battiti cardiaci irregolari, in persone con una particolare malattia del cuore chiamata cardiomiopatia ipertrofica. L'obiettivo è aiutare a identificare chi potrebbe beneficiare di un trattamento specifico con un dispositivo medico chiamato ICD.

Che cosa significa l'intervallo picco-fine onda T (TpTe)

L'ECG registra l'attività elettrica del cuore. L'onda T è una parte di questo segnale che mostra come il cuore si prepara per il battito successivo. L'intervallo picco-fine onda T (TpTe) misura il tempo tra il punto più alto e la fine di questa onda. Un intervallo più lungo può indicare un rischio maggiore di aritmie ventricolari, cioè battiti irregolari che partono dalle camere inferiori del cuore.

Lo studio e i suoi risultati

Lo studio ha coinvolto 40 pazienti con cardiomiopatia ipertrofica, una condizione in cui il muscolo del cuore è più spesso del normale, e che può aumentare il rischio di aritmie. Tutti questi pazienti avevano un ICD, un dispositivo impiantato che può correggere automaticamente le aritmie pericolose.

  • Durante un periodo di circa 3 anni, 7 pazienti (17,5%) hanno avuto aritmie ventricolari gravi trattate dall'ICD.
  • Altri 7 pazienti hanno avuto episodi di aritmia meno gravi, chiamate tachicardie ventricolari non sostenute.
  • 26 pazienti non hanno avuto eventi di aritmia.

Il valore massimo dell'intervallo TpTe era significativamente più lungo nei pazienti con aritmie pericolose rispetto a quelli senza eventi (circa 101 ms contro 80 ms).

Importanza pratica del TpTe

Un TpTe più lungo è stato associato a un rischio maggiore di aritmie trattate dall'ICD. In particolare, per ogni aumento di 10 millisecondi dell'intervallo TpTe, il rischio di aritmie aumentava del 63%. Inoltre, nessun paziente con un TpTe uguale o inferiore a 78 millisecondi ha sviluppato aritmie gravi durante il periodo di osservazione.

Non sono state trovate relazioni tra il TpTe e altri parametri clinici nei pazienti studiati, il che suggerisce che questo intervallo può essere un indicatore specifico e utile per valutare il rischio di aritmie.

In conclusione

L'intervallo picco-fine onda T (TpTe) misurato sull'ECG può aiutare a identificare i pazienti con cardiomiopatia ipertrofica che hanno un rischio più alto di aritmie ventricolari pericolose. Questo dato può supportare i medici nel decidere se un paziente potrebbe aver bisogno di un dispositivo ICD per prevenire eventi gravi.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Fabio Valente

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