Che cosa significa l'ipossia dopo un ictus
L'ipossia è una condizione in cui il sangue non trasporta abbastanza ossigeno ai tessuti. Dopo un ictus acuto, l'ipossia può verificarsi frequentemente, anche in modo intermittente e senza essere sempre riconosciuta. Questo può peggiorare il danno cerebrale e influire negativamente sul recupero.
Obiettivo dello studio
I ricercatori hanno voluto capire se somministrare ossigeno a basso dosaggio in modo preventivo (cioè a tutti i pazienti con ictus, anche se non presentano ipossia) potesse ridurre la mortalità e la disabilità a 3 mesi dall'evento.
Come è stato condotto lo studio
- Hanno partecipato 8.003 adulti con ictus acuto, ricoverati entro 24 ore dall'arrivo in ospedale.
- I pazienti sono stati divisi casualmente in tre gruppi:
- ossigeno continuo per 72 ore;
- ossigeno solo durante la notte per 3 notti;
- ossigeno solo se necessario, cioè se si manifestava ipossia.
- L'ossigeno veniva somministrato tramite cannule nasali, con flusso regolato in base alla saturazione di ossigeno nel sangue.
- Il risultato principale è stato valutato dopo 90 giorni, usando una scala che misura il grado di disabilità.
Risultati principali
- Non c'è stata differenza significativa nella mortalità o nella disabilità tra i gruppi che hanno ricevuto ossigeno preventivamente e quello che lo ha ricevuto solo se necessario.
- Nessun sottogruppo di pazienti ha mostrato benefici dall'ossigenoterapia preventiva.
- Eventi avversi gravi si sono verificati in percentuali simili tra i gruppi, senza evidenti differenze.
Cosa significa per i pazienti
Somministrare ossigeno a basso dosaggio a tutti i pazienti con ictus acuto che non hanno ipossia non sembra migliorare la loro sopravvivenza né ridurre la disabilità a distanza di 3 mesi. Questo suggerisce che l'ossigenoterapia dovrebbe essere riservata a chi ne ha effettivamente bisogno.
In conclusione
Lo studio mostra che l'uso preventivo di ossigeno a basso dosaggio nei pazienti con ictus acuto senza ipossia non riduce la mortalità né la disabilità a 3 mesi. L'ossigeno va quindi somministrato solo quando indicato, cioè in presenza di una reale carenza di ossigeno nel sangue.