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Articolo per pazienti Pubblicato: 19/02/2018 Lettura: ~3 min

Studio SMILE 4: confronto tra zofenopril e ramipril dopo infarto

Fonte
Studio SMILE 4, pubblicazioni tra il 2012 e il 2017, Centro Cardiologico Monzino, Milano

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Mauro Contini Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1187 Sezione: 52

Introduzione

Lo studio SMILE 4 ha analizzato l’efficacia di due farmaci, zofenopril e ramipril, in pazienti che hanno avuto un infarto e assumono anche aspirina (ASA). I risultati mostrano che zofenopril può offrire maggiori benefici nel prevenire problemi cardiaci a lungo termine, anche in gruppi specifici come chi ha la pressione alta o il diabete. Qui spieghiamo in modo semplice cosa è stato osservato e cosa significa per i pazienti.

Che cos’è lo studio SMILE 4

Lo studio SMILE 4 ha confrontato due farmaci chiamati ACE inibitori: zofenopril e ramipril. Entrambi vengono usati dopo un infarto per proteggere il cuore, soprattutto quando la funzione del ventricolo sinistro (una parte importante del cuore) è ridotta. Tutti i pazienti assumevano anche aspirina (ASA), un farmaco che aiuta a prevenire la formazione di coaguli nel sangue.

Perché confrontare zofenopril e ramipril con aspirina

L’aspirina può ridurre l’efficacia di alcuni ACE inibitori perché agisce su una via chimica chiamata cicloossigenasi, che è coinvolta nell’effetto dei farmaci sul cuore e sui vasi sanguigni. Zofenopril ha una caratteristica particolare, possiede un gruppo chiamato sulfidrilico, che sembra renderlo meno influenzato dall’aspirina rispetto a ramipril.

Risultati principali a 1 anno

  • Zofenopril, associato ad aspirina, ha ridotto del 30% il rischio di morte o ricovero per problemi cardiaci rispetto a ramipril.
  • La riduzione è stata soprattutto dovuta a meno ospedalizzazioni, mentre non ci sono state differenze significative nella mortalità.

Follow-up a 5 anni

Un’estensione dello studio ha seguito 265 pazienti per circa 5 anni. Anche a lungo termine, zofenopril ha mostrato una riduzione del 35% degli eventi cardiaci rispetto a ramipril, soprattutto per quanto riguarda le ospedalizzazioni. La mortalità è rimasta simile tra i due gruppi.

Risultati nelle sotto-popolazioni

Pazienti con pressione alta (ipertesi)

Tra i pazienti con ipertensione, zofenopril ha ridotto del 31% il rischio di eventi cardiaci rispetto a ramipril. Questo effetto è stato ancora più evidente nei pazienti con ipertensione sistolica isolata (un tipo specifico di pressione alta).

Pazienti con funzione cardiaca conservata

Nei pazienti con una funzione del ventricolo sinistro normale o quasi normale (frazione di eiezione >40%), zofenopril ha ridotto del 41% il rischio di morte o ricovero rispetto a ramipril. In chi aveva una funzione ridotta, invece, non sono state trovate differenze significative.

Pazienti diabetici

  • Zofenopril ha mostrato una tendenza a ridurre gli eventi cardiaci anche nei pazienti con diabete, anche se la differenza non è risultata statisticamente significativa.
  • Ha ridotto significativamente il numero di nuovi casi di diabete rispetto a ramipril.
  • Nei pazienti con glicemia alta non controllata, zofenopril ha ridotto del 69% il rischio di eventi cardiaci rispetto a ramipril.

In conclusione

Lo studio SMILE 4 conferma che zofenopril è più efficace di ramipril nel ridurre gli eventi cardiaci dopo un infarto, soprattutto quando si assume anche aspirina. Questo beneficio si mantiene anche a lungo termine (5 anni) e riguarda in particolare i pazienti con pressione alta, diabete e funzione cardiaca conservata. Questi risultati aiutano a comprendere meglio quale farmaco possa offrire una maggiore protezione in diverse situazioni cliniche dopo un infarto.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Mauro Contini

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