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Articolo per pazienti Pubblicato: 05/03/2018 Lettura: ~3 min

Fibrillazione atriale, anticoagulazione e rischio di sanguinamento dopo chirurgia non cardiaca

Fonte
Ge Y et al. J Am Heart Ass 2017; 6:e006022.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Stefano Urbinati Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 1129 Sezione: 34

Introduzione

Questo testo spiega in modo chiaro e semplice i risultati di uno studio che ha valutato il rischio legato alla fibrillazione atriale e all'uso di farmaci anticoagulanti in persone che si sottopongono a interventi chirurgici non cardiaci. L'obiettivo è aiutare a capire meglio come queste condizioni influenzano la salute dopo l'operazione.

Che cos'è la fibrillazione atriale e l'anticoagulazione

La fibrillazione atriale (FA) è un disturbo del ritmo cardiaco molto comune, che può aumentare il rischio di formazione di coaguli nel cuore. Per prevenire questo rischio, spesso si usano farmaci chiamati anticoagulanti, che aiutano a ridurre la formazione di coaguli nel sangue.

Lo studio canadese e cosa ha esaminato

Un gruppo di ricercatori in Canada ha studiato circa 87.000 persone che hanno subito interventi chirurgici programmati (non urgenti) non legati al cuore. Tra queste persone, circa il 5,5% aveva la fibrillazione atriale. Di questi, più della metà non assumeva farmaci anticoagulanti, mentre gli altri usavano due tipi principali di anticoagulanti:

  • AVK (farmaci tradizionali anticoagulanti)
  • DOACs (nuovi farmaci anticoagulanti)

Una prima osservazione importante è che molti pazienti con fibrillazione atriale non erano trattati con anticoagulanti, il che suggerisce che la visita preoperatoria può essere un momento utile per scoprire casi di fibrillazione atriale non diagnosticati.

Risultati per gli interventi programmati

Nei pazienti che hanno subito interventi programmati, la presenza di fibrillazione atriale e l'uso di anticoagulanti, se gestiti secondo le linee guida, non hanno influenzato negativamente la salute nei 30 giorni successivi all'intervento. In altre parole, non si è visto un aumento del rischio di complicazioni gravi o di sanguinamenti importanti.

Risultati per gli interventi urgenti

Lo studio ha anche analizzato circa 35.000 pazienti sottoposti a interventi urgenti, cioè non programmati. In questo gruppo, la fibrillazione atriale era più comune (circa il 13%). Anche qui, circa la metà dei pazienti con fibrillazione atriale non assumeva anticoagulanti, mentre gli altri usavano AVK o DOACs.

In questo caso, la presenza di fibrillazione atriale era collegata a un aumento del rischio di morte entro 30 giorni dall'intervento, circa il 30% in più rispetto a chi non aveva questa condizione. Tuttavia, non c'erano differenze significative tra chi assumeva o meno anticoagulanti.

Messaggi importanti dallo studio

  • La fibrillazione atriale è più frequente nei pazienti che devono affrontare interventi urgenti.
  • Nei casi di interventi urgenti, la fibrillazione atriale può aumentare il rischio di mortalità a breve termine.
  • L'uso corretto di anticoagulanti, seguendo le indicazioni mediche, non aumenta il rischio di sanguinamenti gravi o di morte, né negli interventi programmati né in quelli urgenti.
  • La valutazione preoperatoria è un momento importante per identificare la fibrillazione atriale non diagnosticata e gestirla adeguatamente.

In conclusione

La fibrillazione atriale è una condizione comune che può influenzare il rischio di complicazioni dopo un intervento chirurgico, soprattutto se l'intervento è urgente. Tuttavia, l'uso corretto di farmaci anticoagulanti non sembra aumentare il rischio di sanguinamenti o di morte a breve termine. È importante che i medici valutino attentamente la presenza di fibrillazione atriale prima dell'intervento per garantire la migliore assistenza possibile.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Stefano Urbinati

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