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Articolo per pazienti Pubblicato: 08/03/2018 Lettura: ~3 min

Sicurezza della risonanza magnetica nei pazienti con dispositivi cardiaci non MRI-conditional

Fonte
Nazarian S et al. N Engl J Med 2017;377:2555-2564.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Giulia Rivasi Aggiornato il 03/02/2026

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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

La risonanza magnetica (RM) è un esame diagnostico molto utile, ma in passato è stata considerata rischiosa per chi ha dispositivi cardiaci impiantati, come pacemaker o defibrillatori. Questo testo spiega in modo semplice i risultati di uno studio che ha valutato la sicurezza della RM in pazienti con questi dispositivi non specificamente progettati per essere sicuri durante la RM.

Che cosa significa "non MRI-conditional"?

I dispositivi cardiaci definiti "MRI-conditional" sono quelli che, secondo criteri precisi, possono essere usati in sicurezza durante una risonanza magnetica. I dispositivi "non MRI-conditional" invece non sono stati progettati o certificati per questo uso, e quindi in passato si evitava di fare la RM a chi li portava.

Lo studio sulla sicurezza della RM in pazienti con dispositivi non MRI-conditional

Uno studio ha coinvolto 1509 pazienti con pacemaker o defibrillatori non MRI-conditional, sottoponendoli a 2103 esami di risonanza magnetica con un campo magnetico di 1.5 Tesla, considerato standard per molte RM.

Per garantire la sicurezza durante l'esame, il dispositivo veniva impostato in modo particolare:

  • Nei pazienti che dipendono completamente dal pacemaker, il dispositivo veniva messo in modalità di stimolazione asincrona, cioè senza rispondere ai segnali del cuore.
  • Negli altri pazienti, la stimolazione era attiva solo se necessaria (modalità on-demand).
  • Il trattamento per aritmie veloci (tachiaritmie) veniva temporaneamente disattivato.

Erano esclusi dallo studio i pazienti con dispositivi impiantati da meno di 4 settimane e quelli con defibrillatori sottocutanei.

Risultati principali

  • Durante le procedure, in 9 casi (0,4%) si è verificato un "reset" del dispositivo, cioè un riavvio temporaneo in modalità di sicurezza. In 8 casi questo è stato transitorio e senza conseguenze a lungo termine.
  • In un paziente con pacemaker quasi scarico, il reset ha causato un cambiamento permanente nella modalità di funzionamento, rendendo necessaria la sostituzione del dispositivo.
  • La variazione più comune nei parametri del dispositivo è stata una riduzione dell'ampiezza dell'onda P, un segnale elettrico del cuore, osservata nell'1% dei pazienti.
  • Cinque esami sono stati interrotti: uno per rallentamento marcato del battito cardiaco in un paziente dipendente dal pacemaker, uno per episodi di aritmia non grave, e tre per problemi tecnici che impedivano una buona immagine diagnostica.
  • Nessun esame è stato interrotto per sintomi riferiti dai pazienti.

Controlli a lungo termine

Nel 63% dei pazienti è stato possibile fare un controllo dopo un anno. Le variazioni più rilevanti nei parametri del dispositivo sono state:

  • Riduzione dell'ampiezza dell'onda P nel 4% dei pazienti.
  • Aumento della soglia necessaria per stimolare l'atrio e i ventricoli nel 3-4% dei casi.

Non sono state osservate variazioni importanti negli elettrocateteri, cioè i fili che collegano il dispositivo al cuore.

In conclusione

Lo studio ha mostrato che la risonanza magnetica a 1.5 Tesla può essere eseguita in sicurezza anche in pazienti con pacemaker o defibrillatori non progettati specificamente per la RM, con un basso rischio di problemi seri. Solo in un caso è stata necessaria la sostituzione del dispositivo. Le modifiche ai parametri dei dispositivi sono state rare e senza conseguenze cliniche significative a lungo termine.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Giulia Rivasi

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