Che cosa è stato studiato
Lo studio ha coinvolto 2.712 pazienti con sindrome coronarica acuta (SCA), una condizione in cui il cuore riceve meno sangue a causa di problemi alle arterie. Tutti i pazienti hanno ricevuto uno stent medicato, un piccolo dispositivo inserito nelle arterie per mantenerle aperte.
I pazienti sono stati divisi in due gruppi casuali:
- Un gruppo ha ricevuto la doppia terapia antiaggregante piastrinica (DAPT) - cioè due farmaci che aiutano a prevenire la formazione di coaguli nel sangue - per 6 mesi, seguita da aspirina da sola.
- L'altro gruppo ha continuato la DAPT per almeno 12 mesi.
Quali sono stati gli obiettivi
L'obiettivo principale era valutare un insieme di eventi gravi chiamato endpoint composito, che includeva:
- morte per qualsiasi causa,
- infarto del cuore,
- ictus,
tutti osservati entro 18 mesi dall'impianto dello stent.
Risultati principali
- Il numero di pazienti che hanno avuto uno di questi eventi è stato simile tra i due gruppi: 4,6% nel gruppo con 6 mesi di DAPT e 4,2% in quello con 12 mesi.
- L'infarto è stato più frequente nel gruppo con 6 mesi di terapia (1,9%) rispetto a quello con 12 mesi (0,8%).
- Non ci sono state differenze significative nel numero di morti tra i due gruppi.
- Il rischio di sanguinamento, un possibile effetto collaterale della terapia, è stato leggermente più basso nel gruppo con 6 mesi di DAPT, ma senza differenze statisticamente significative.
- Considerando insieme morte, infarto, ictus e sanguinamento, non c'erano differenze significative tra i due gruppi.
In conclusione
Nei pazienti con sindrome coronarica acuta trattati con uno stent medicato, una doppia terapia antiaggregante di 6 mesi non ha mostrato un aumento del rischio di eventi gravi rispetto a una durata di 12 mesi. Questi dati possono aiutare a valutare la durata più adatta del trattamento antiaggregante dopo l'impianto dello stent.