Il caso del paziente anziano
Si tratta di un uomo di 86 anni con fibrillazione atriale permanente, una condizione in cui il cuore batte in modo irregolare. Era in trattamento con un anticoagulante chiamato warfarin, ma aveva anche un iniziale declino della memoria e della capacità di pensare chiaramente, oltre a una pressione alta ben controllata.
Nel marzo 2017 ha subito un intervento per una frattura al braccio e dopo l’operazione è stato trattato con un altro tipo di anticoagulante, l’eparina, con l’indicazione di tornare al warfarin.
Difficoltà nella gestione della terapia
A maggio 2017, durante una visita di controllo, il paziente riferiva di aver ripreso il warfarin, ma incontrava molte difficoltà nel seguire correttamente la terapia, come fare i prelievi del sangue e assumere il farmaco secondo le indicazioni.
Per questo motivo, si è deciso di passare a un nuovo anticoagulante orale, l’edoxaban, che si assume una volta al giorno e può essere più semplice da gestire, soprattutto per le persone anziane.
Dato che la funzione dei suoi reni era leggermente ridotta (con un valore chiamato GFR appena sopra 50 ml/min), è stato iniziato con una dose più bassa di 30 mg.
Complicazioni psichiatriche e miglioramento della funzione renale
A settembre, il paziente ha avuto un episodio di confusione e comportamenti aggressivi, per cui è stato ricoverato in un reparto di psichiatria con un trattamento obbligatorio. Durante il ricovero, grazie a una migliore alimentazione e idratazione, la funzione dei suoi reni è migliorata (GFR salito a 70).
Dopo la dimissione, è stato accolto in una casa famiglia e una valutazione successiva ha mostrato un persistere del declino cognitivo, ma con un miglioramento dei sintomi psichiatrici.
Aggiustamento della terapia anticoagulante
Alla visita di dicembre, la funzione renale era ancora buona, quindi si è deciso di aumentare la dose di edoxaban a 60 mg, che è la dose piena. Si è raccomandato di monitorare attentamente la funzione dei reni, soprattutto in caso di situazioni che possono causare disidratazione come febbre alta, vomito o diarrea.
È importante sapere che spesso nei pazienti molto anziani si tende a usare dosi più basse di anticoagulanti per paura di sanguinamenti, anche se non sempre ci sono motivi medici per farlo. L’età da sola non è una ragione sufficiente per ridurre la dose.
Risultati degli studi scientifici sull’edoxaban
- Lo studio ENGAGE AF TIMI 48 ha coinvolto oltre 21.000 pazienti con fibrillazione atriale non valvolare e ha dimostrato che l’edoxaban è efficace almeno quanto il warfarin nel prevenire ictus ed embolie.
- Questi risultati valgono anche per i pazienti anziani, compresi quelli sopra i 75 e 85 anni, e per chi ha un alto rischio di cadute.
- Inoltre, rispetto al warfarin, l’edoxaban ha mostrato una riduzione significativa dei sanguinamenti gravi, in particolare quelli nel cervello e quelli fatali.
Caratteristiche dell’edoxaban
L’edoxaban è un anticoagulante che viene eliminato dal corpo in parte attraverso il fegato e in parte attraverso i reni, in modo equilibrato (50% ciascuno). Solo una piccola parte viene trasformata da un enzima chiamato CYP 3A4, che è coinvolto nel metabolismo di molti farmaci.
Per questo motivo, l’edoxaban ha meno interazioni con altri medicinali, compresi quelli usati per problemi psichiatrici, rispetto ad altri anticoagulanti orali.
In conclusione
Questo caso mostra come sia importante adattare la terapia anticoagulante alle condizioni specifiche di ogni paziente, soprattutto negli anziani con problemi cognitivi e psichiatrici. L’edoxaban si è dimostrato un’opzione efficace e sicura, con un buon profilo di interazioni e un equilibrio nel modo in cui viene eliminato dal corpo. Un attento monitoraggio della funzione renale e dello stato generale è fondamentale per garantire la migliore cura possibile.