Che cosa è stato studiato
Un gruppo di 308 pazienti con insufficienza cardiaca e ridotta capacità di pompare il cuore (chiamata frazione di eiezione ridotta) è stato osservato per circa 5 anni. Tutti i pazienti seguivano una terapia medica secondo le linee guida, che includeva l'uso di beta-bloccanti, farmaci che aiutano a rallentare il battito cardiaco.
Come è stata usata la terapia
Durante le visite mediche, i medici hanno raccolto informazioni sulla salute dei pazienti, come dati clinici, ecografie del cuore, elettrocardiogrammi e livelli di un marker nel sangue chiamato pro NT BNP, che indica lo stress del cuore.
Risultati principali
- Il 71% dei pazienti (220 su 308) assumeva beta-bloccanti a una dose efficace o massima tollerata, con una frequenza cardiaca media di 67 battiti al minuto.
- Tra i pazienti che non assumevano beta-bloccanti o li assumevano in dosi non ottimali, alcuni erano già trattati con ivabradina o potevano beneficiarne perché avevano ancora una frequenza cardiaca alta (70 battiti al minuto o più), una funzione cardiaca ridotta e sintomi significativi.
- In totale, circa il 17% dei pazienti (52 su 308) risultava idoneo a ricevere ivabradina per migliorare il controllo della frequenza cardiaca.
Quando è indicata la ivabradina
La ivabradina viene considerata utile soprattutto nei pazienti che, nonostante la terapia con beta-bloccanti alla dose massima tollerata, hanno ancora una frequenza cardiaca elevata e sintomi di insufficienza cardiaca moderata o grave.
In conclusione
In uno studio su pazienti con insufficienza cardiaca cronica e ridotta funzione cardiaca, circa un paziente su sei può trarre beneficio dall'aggiunta di ivabradina per migliorare il controllo della frequenza cardiaca. Questo trattamento è indicato quando i beta-bloccanti non sono sufficienti o non possono essere usati a causa di intolleranze o controindicazioni.