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Articolo per pazienti Pubblicato: 12/11/2018 Lettura: ~3 min

Stiamo sovrastimando il rischio cardiovascolare dei nostri pazienti?

Fonte
Gaziano JM et al. Lancet 2018; 392: 1036–46.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Giovambattista Desideri Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1185 Sezione: 52

Introduzione

Capire correttamente il rischio di problemi al cuore e ai vasi sanguigni è fondamentale per scegliere il trattamento più adatto a ogni persona. Uno studio recente ha messo in discussione gli strumenti usati comunemente per stimare questo rischio, suggerendo che potrebbero esagerare il pericolo reale. In questa spiegazione, vedremo cosa significa tutto questo in modo semplice e chiaro.

Che cosa significa il rischio cardiovascolare?

Il rischio cardiovascolare indica la probabilità che una persona possa avere un evento come un infarto o un ictus nel corso di un certo periodo, di solito dieci anni. Per stimare questo rischio, i medici usano delle "carte del rischio", strumenti che considerano vari fattori come l'età, il sesso, la pressione sanguigna, il colesterolo e altri.

Lo studio ARRIVE e i suoi risultati

Lo studio chiamato ARRIVE ha esaminato persone considerate a rischio moderato di avere un primo problema cardiovascolare. Questi erano uomini sopra i 55 anni con 2-4 fattori di rischio e donne sopra i 60 anni con almeno 3 fattori di rischio.

I partecipanti sono stati divisi in due gruppi: uno ha preso aspirina a basso dosaggio (100 mg al giorno), l'altro un placebo (una pillola senza principio attivo).

Secondo le carte del rischio più usate (Framingham e ACC/AHA), si stimava che circa il 14-17% di queste persone avrebbe avuto un evento cardiovascolare in 10 anni. Tuttavia, alla fine dello studio, la percentuale reale osservata è stata molto più bassa, circa l'8,4%.

Cosa ci insegna questo risultato?

  • Le carte del rischio usate oggi potrebbero sovrastimare il pericolo reale.
  • Questo può dipendere dal fatto che i dati su cui si basano sono vecchi e non riflettono le condizioni attuali, dove molti pazienti ricevono trattamenti efficaci che riducono il rischio.
  • Nel gruppo dello studio, il numero di eventi osservati è stato circa un terzo di quello previsto.

Importanza dell'aderenza al trattamento

Un altro aspetto emerso è che circa il 40% dei pazienti ha smesso di prendere l'aspirina durante lo studio. Questo è importante perché un farmaco funziona solo se viene assunto regolarmente.

Infatti, l'analisi che ha considerato tutti i partecipanti indipendentemente dal fatto che avessero preso il farmaco o no (intention-to-treat) non ha mostrato benefici evidenti dell'aspirina. Invece, l'analisi che ha considerato solo chi ha seguito correttamente il trattamento (per-protocol) ha mostrato una riduzione significativa degli infarti.

Conclusioni degli autori dello studio

Gli autori sottolineano che la decisione di usare l'aspirina per prevenire problemi cardiovascolari deve essere presa insieme al medico, valutando attentamente i benefici e i rischi per ogni persona. Questo non cambia molto rispetto a quanto si faceva prima dello studio ARRIVE.

In conclusione

Le attuali carte del rischio cardiovascolare potrebbero esagerare il pericolo reale per molti pazienti. Lo studio ARRIVE ha mostrato che il rischio osservato è più basso di quello previsto e che l'efficacia dell'aspirina dipende molto dal fatto che venga assunta regolarmente. Per questo motivo, è importante discutere con il proprio medico prima di prendere decisioni sul trattamento.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Giovambattista Desideri

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