Che cosa è stato studiato
Lo studio FREEDOM ha coinvolto pazienti con diabete e malattia coronarica multivasale, cioè con più arterie del cuore danneggiate. Questi pazienti sono stati divisi in due gruppi per ricevere due tipi di trattamenti:
- Bypass coronarico (CABG): un intervento chirurgico che crea nuovi percorsi per il sangue intorno alle arterie bloccate.
- Intervento coronarico percutaneo (PCI): una procedura meno invasiva che usa uno stent per aprire le arterie bloccate.
Tutti i pazienti hanno ricevuto anche la migliore terapia medica disponibile.
Risultati principali
Dopo circa 4 anni, il gruppo che ha fatto il bypass coronarico ha mostrato un tasso più basso di mortalità per qualsiasi causa rispetto al gruppo che ha fatto l’angioplastica con stent.
Lo studio ha poi proseguito con un follow-up fino a 8 anni per vedere se questa differenza di sopravvivenza si mantenesse nel tempo.
Dati a lungo termine
- Su quasi 950 pazienti seguiti per circa 7,5 anni in media, sono stati registrati meno decessi nel gruppo CABG rispetto al gruppo PCI.
- In particolare, il 18,3% dei pazienti con bypass è deceduto, contro il 24,3% di quelli con angioplastica.
- Questi dati indicano che il bypass coronarico può offrire una maggiore protezione nel tempo rispetto all’angioplastica in questa categoria di pazienti.
Cosa significa per i pazienti
Per chi ha diabete e problemi a più arterie del cuore, il bypass coronarico può essere un trattamento più efficace per ridurre il rischio di morte nel lungo periodo rispetto all’angioplastica con stent.
È importante però che ogni decisione venga presa insieme al medico, considerando le caratteristiche individuali e le condizioni di salute.
In conclusione
Lo studio FREEDOM ha dimostrato che, in pazienti con diabete e malattia coronarica su più arterie, il bypass coronarico riduce il rischio di morte per tutte le cause rispetto all’angioplastica con stent, anche dopo un periodo di osservazione fino a 8 anni.