Chi è il paziente
Si tratta di un uomo di 81 anni con un alto rischio di malattie del cuore e dei vasi sanguigni. In passato ha fumato, ha la pressione alta, il diabete, un livello elevato di grassi nel sangue e un peso superiore al normale. Fino a pochi anni fa faceva sport regolarmente, come ciclismo e sci.
La sua storia medica
- Nel 1986 ha avuto un problema cardiaco acuto, ma senza danni importanti alle arterie del cuore.
- Ha subito un intervento alla prostata per un ingrossamento benigno.
- Nel 2015 è stata scoperta un'anemia dovuta a perdite di sangue nell'intestino, trattata con una procedura speciale.
- Nel 2016 ha avuto problemi al ginocchio con due interventi chirurgici.
- A fine 2016 ha avuto un piccolo episodio di disturbo neurologico (TIA) con pieno recupero.
I sintomi recenti e gli accertamenti
Dalla fine del 2016 ha iniziato a sentire difficoltà a respirare anche con sforzi lievi. Nel 2017, dopo un peggioramento, è stato visitato e sottoposto a vari esami che inizialmente non hanno mostrato problemi evidenti.
In luglio 2017 la difficoltà a respirare è aumentata, e in un'occasione ha quasi perso conoscenza. In pronto soccorso è risultato che aveva una saturazione di ossigeno bassa e un battito cardiaco accelerato. L'elettrocardiogramma mostrava alterazioni e gli esami del sangue indicavano un alto livello di D-dimero, un segno che può indicare la presenza di coaguli nel sangue.
La diagnosi di embolia polmonare
Un esame di tomografia computerizzata (angio-TC) ha confermato la presenza di coaguli nei vasi sanguigni dei polmoni, soprattutto nel lato destro, disposti in modo particolare chiamato "a cavaliere".
Nonostante non avesse segni di shock o pressione bassa, alcuni punteggi di rischio lo hanno classificato come paziente a rischio intermedio.
Il trattamento e il decorso
- Il paziente è stato ricoverato in un reparto specializzato per un attento controllo.
- Ha iniziato una terapia con un farmaco anticoagulante iniettato (enoxaparina) e ossigeno.
- L'ecocardiogramma ha mostrato un ingrossamento e una ridotta funzione del ventricolo destro del cuore, con segni di pressione alta nei polmoni.
- La ricerca della causa dei coaguli non ha evidenziato problemi nelle vene delle gambe o tumori.
- Il paziente è rimasto stabile ma con difficoltà respiratorie durante gli sforzi.
- Si è valutata la possibilità di un trattamento con ultrasuoni per sciogliere i coaguli, ma non è stato ritenuto necessario.
- Dopo 5 giorni è stato iniziato un trattamento anticoagulante orale con farmaci più comodi da assumere.
- Con il tempo è migliorato sia clinicamente che negli esami, con normalizzazione della saturazione di ossigeno e miglioramento della funzione cardiaca.
- Al momento della dimissione il cuore mostrava ancora qualche alterazione, ma in seguito è tornato normale.
- Una nuova angio-TC dopo alcuni mesi ha confermato la completa scomparsa dei coaguli.
- Il paziente ha tollerato bene la terapia anticoagulante, che è ancora in corso.
Domande aperte
Resta da decidere quale farmaco anticoagulante orale sia il più adatto e per quanto tempo continuare la terapia, soprattutto perché l'embolia non è stata causata da un evento evidente. Le linee guida non danno indicazioni precise, quindi la scelta deve essere personalizzata in base al rischio di sanguinamento e alle condizioni del paziente.
In conclusione
Questo caso mostra l'importanza di riconoscere e trattare tempestivamente l'embolia polmonare, una condizione in cui si formano coaguli nei vasi dei polmoni. Un'attenta valutazione del rischio e un monitoraggio continuo permettono di scegliere la terapia più adatta e di seguire il paziente fino al completo recupero.