Che cos’è l’infarto miocardico perioperatorio
Nei pazienti anziani che subiscono una frattura al femore, l’infarto miocardico, cioè un danno al muscolo del cuore causato da problemi alle arterie coronarie, è una delle complicanze più comuni durante il periodo intorno all’intervento chirurgico. Questo evento è associato a un rischio più alto di morte sia nel breve che nel lungo termine.
Come viene diagnosticato
La diagnosi si basa soprattutto sull’aumento di sostanze chiamate enzimi miocardio-specifici, in particolare la troponina, che indicano un danno al cuore. Nel corso dello studio, tutti i pazienti sono stati controllati con:
- dosaggio della troponina,
- elettrocardiogramma (un esame che registra l’attività elettrica del cuore),
- ecocardiogramma (un’ecografia del cuore).
Questi controlli sono stati fatti all’ingresso in ospedale, e poi a 24 e 48 ore dopo l’intervento chirurgico.
Chi è stato incluso nello studio
Lo studio ha coinvolto 1.030 pazienti con frattura di femore, tutti di età superiore ai 70 anni. Sono stati esclusi pazienti con altre condizioni gravi come stenosi aortica grave, infarto recente, insufficienza renale grave, infezioni gravi o tumori in fase attiva.
Risultati principali
Tra i pazienti studiati, 129 hanno mostrato un aumento significativo della troponina, segno di possibile infarto. Dopo aver escluso alcuni pazienti per i criteri sopra indicati, 92 sono stati analizzati più approfonditamente. In questi pazienti:
- la mortalità in ospedale è stata del 12,5% contro il 3,5% dei pazienti senza infarto,
- la mortalità a un anno è stata del 44% contro il 16,1% nei pazienti senza infarto.
Il ruolo della coronarografia precoce
Diciotto pazienti sono stati sottoposti a coronarografia entro una settimana dall’intervento. La coronarografia è un esame che permette di vedere le arterie del cuore per verificare se ci sono ostruzioni. In tutti questi casi è stata trovata una malattia coronarica che coinvolgeva più vasi sanguigni. Un paziente è deceduto dopo questo esame.
Fattori che influenzano la sopravvivenza
Lo studio ha evidenziato che:
- l’età più avanzata e livelli più alti di creatinina nel sangue (un indicatore della funzione renale) sono associati a un rischio maggiore di morte a un anno,
- la rivascolarizzazione coronarica, cioè il trattamento per migliorare il flusso di sangue nelle arterie del cuore, è collegata a una maggiore sopravvivenza.
Importanza dello studio
Questo è il primo studio che valuta l’effetto di un approccio precoce e invasivo, con coronarografia e trattamento delle arterie coronarie, nei pazienti anziani con frattura al femore che sviluppano infarto durante il periodo perioperatorio. I risultati indicano che questo approccio può migliorare la sopravvivenza, anche se sono necessari ulteriori studi per definire quando e come eseguire la coronarografia in questi pazienti.
In conclusione
Nei pazienti anziani con frattura di femore, l’infarto del cuore durante il periodo dell’intervento è una complicanza grave che aumenta il rischio di morte. La diagnosi si basa su esami specifici come il dosaggio della troponina e controlli cardiaci. La coronarografia precoce e il trattamento delle arterie coronarie possono migliorare la sopravvivenza, ma serve ancora ricerca per capire meglio come usare questi strumenti in modo sicuro ed efficace.