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Articolo per pazienti Pubblicato: 29/03/2019 Lettura: ~4 min

Paziente fragile con fibrillazione atriale

Fonte
Tiberio Santoro, Cardiologia/UTIC, IRCSS "Casa Sollievo della Sofferenza", San Giovanni Rotondo (FG)

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Tiberio Santoro Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
Contenuti derivati da testi redatti da Medici specialisti in ambito cardiovascolare, adattati usando un linguaggio semplice per aiutarti a capire meglio la tua salute
Categoria: 1191 Sezione: 53

Introduzione

Questo testo racconta la storia di un uomo di 76 anni con diverse condizioni di salute, tra cui pressione alta, diabete e problemi al cuore. Verranno spiegate le sue difficoltà e le scelte mediche fatte per gestire la fibrillazione atriale, un disturbo del ritmo cardiaco, in modo chiaro e semplice.

Chi è il paziente e quali sono le sue condizioni

Si tratta di un uomo di 76 anni con una storia di ipertensione arteriosa (pressione alta) diagnosticata 9 anni fa. Negli ultimi anni ha sviluppato anche diabete di tipo 2 e un disturbo chiamato dislipidemia mista, che significa avere livelli alterati di grassi nel sangue.

Il paziente assumeva diversi farmaci: una statina (Atorvastatina) per il colesterolo, farmaci per il diabete (Metformina), un farmaco per la pressione (Candesartan) e una piccola dose di aspirina (acido acetilsalicilico) per prevenire problemi cardiovascolari.

Controlli precedenti e situazione cardiaca

Un ecocardiogramma, un esame che usa gli ultrasuoni per vedere il cuore, fatto circa due anni prima mostrava alcune alterazioni lievi, come un piccolo ispessimento di una parte del cuore e una leggera difficoltà nel rilassarsi, ma la funzione generale del cuore era buona. Non erano presenti problemi importanti alle valvole del cuore.

Un elettrocardiogramma (ECG) eseguito un anno prima mostrava un ritmo cardiaco normale.

Nuovi sintomi e diagnosi di fibrillazione atriale

Il paziente si è presentato con palpitazioni (sensazione di battito cardiaco irregolare) da qualche giorno. All'esame, il battito era irregolare e la pressione era 155/80 mmHg. L’ECG confermava la presenza di fibrillazione atriale, un disturbo del ritmo cardiaco che può aumentare il rischio di formazione di coaguli nel cuore.

L’ecocardiogramma mostrava anche una lieve dilatazione dell’atrio sinistro, una delle camere del cuore.

Valutazione del rischio e trattamento iniziale

Per decidere il trattamento più adatto, sono stati utilizzati due punteggi di rischio:

  • CHA2DS2-VASc: valuta il rischio di ictus e trombosi, risultato 4 (rischio moderato-alto)
  • HAS-BLED: valuta il rischio di sanguinamento, risultato 2 (rischio moderato)

Si è deciso di iniziare una terapia con anticoagulanti orali diretti (DOAC), in particolare Edoxaban, per prevenire la formazione di coaguli.

Successivamente, il paziente ha subito una cardioversione elettrica, una procedura che serve a riportare il cuore a un ritmo normale, che è stata eseguita con successo.

Complicazioni e gestione delle emorragie

Dopo circa sei mesi, il paziente ha iniziato a manifestare sanguinamenti rettali (emorragie dal retto). Il medico di base ha attribuito questi sanguinamenti alla possibile eccessiva azione del farmaco anticoagulante e ha cambiato la terapia passando a un altro anticoagulante, Apixaban, a dose più bassa.

Nonostante questo, le emorragie sono peggiorate, portando a una grave anemia (diminuzione dei globuli rossi nel sangue).

Le indagini diagnostiche hanno rivelato una neoplasia maligna (tumore canceroso) del colon-retto con metastasi al fegato.

Il paziente è stato ricoverato e sottoposto a intervento chirurgico per rimuovere il tumore.

Gestione multidisciplinare e scelte terapeutiche complesse

Dopo l’intervento e durante la chemioterapia, il paziente è stato seguito da un team composto da cardiologi e oncologi per valutare i rischi di trombosi (coaguli) e sanguinamento, sia per la fibrillazione atriale sia per la malattia tumorale.

Si sono usate tabelle di rischio specifiche per pazienti con tumore per decidere la terapia più sicura ed efficace.

Si è dovuto valutare se considerare il sanguinamento grave come un evento temporaneo risolto con l’intervento o come un segnale di rischio aumentato per ulteriori sanguinamenti.

Le scelte terapeutiche hanno riguardato:

  • Tipo di anticoagulante da usare (farmaci a base di vitamina K come Warfarin, eparine a basso peso molecolare o DOAC)
  • Scelta della chemioterapia, considerando le possibili interazioni con i farmaci anticoagulanti
  • Gestione cardiologica, inclusa la sospensione di alcuni farmaci e la ripresa di altri per controllare il ritmo cardiaco

Alla fine, si è deciso di continuare con Edoxaban, sospendere l’Amiodarone e riprendere il Bisoprololo per il controllo del ritmo.

Dopo alcuni mesi, il paziente era in condizioni discrete, senza sintomi e senza nuovi sanguinamenti.

In conclusione

È importante ricordare che in situazioni complesse come questa, bisogna sempre mettere al centro la persona e non solo la malattia o la terapia. La collaborazione tra diversi specialisti è fondamentale per garantire il miglior trattamento possibile.

Bisogna scegliere con attenzione l’anticoagulante più adatto, che sia efficace, sicuro e facile da assumere, evitando farmaci che non portano benefici e che possono ritardare diagnosi importanti.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Tiberio Santoro

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