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Articolo per pazienti Pubblicato: 08/04/2019 Lettura: ~3 min

La terapia anticoagulante negli anziani ultranovantenni: cosa dice uno studio multicentrico

Fonte
Giustozzi M et al. Int J Cardiol. 2019 Apr 15;281:56-61. doi: 10.1016/j.ijcard.2019.01.071.

Autore articolo originale:👨‍⚕️ Giulia Rivasi Aggiornato il 03/02/2026

Informazioni rapide
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Categoria: 919 Sezione: 7

Introduzione

La terapia anticoagulante è importante per prevenire problemi legati alla formazione di coaguli nel cuore, specialmente in persone con fibrillazione atriale. Tuttavia, negli anziani molto avanti con l'età, come quelli sopra i 90 anni, si sa meno sui benefici e sui rischi di questa terapia. Questo testo riassume i risultati di uno studio che ha analizzato proprio questa fascia di età, per capire meglio cosa aspettarsi.

Che cos'è la terapia anticoagulante e perché si usa

La terapia anticoagulante serve a ridurre il rischio di formazione di coaguli nel sangue, che possono causare eventi gravi come l'ictus o altri problemi legati a blocchi nei vasi sanguigni. È particolarmente raccomandata nelle persone con fibrillazione atriale (FA), un disturbo del ritmo cardiaco che aumenta il rischio di coaguli.

La sfida negli anziani ultranovantenni

Le persone con più di 90 anni sono spesso escluse dagli studi clinici, quindi non si conoscono bene i benefici e i rischi della terapia anticoagulante in questa fascia di età. Inoltre, gli anziani molto avanti con l'età hanno un rischio più alto di sanguinamenti, che possono essere pericolosi.

Lo studio multicentrico: cosa è stato fatto

  • Sono stati inclusi 546 pazienti con età pari o superiore a 90 anni affetti da fibrillazione atriale non legata a problemi delle valvole cardiache.
  • Questi pazienti erano in terapia anticoagulante, divisi in due gruppi: uno trattato con farmaci chiamati inibitori della vitamina K (301 persone) e l'altro con nuovi anticoagulanti orali (245 persone).
  • Lo studio ha seguito i pazienti per circa un anno (404 giorni in media).

I risultati principali

  • Il rischio di eventi embolici (come ictus o altri blocchi causati da coaguli) è stato relativamente basso, circa il 2,4% all'anno per paziente.
  • Il rischio di sanguinamenti gravi è stato più alto, circa il 5,5% all'anno per paziente.
  • Chi aveva già avuto problemi di ictus o malattie dei vasi sanguigni aveva un rischio maggiore di eventi embolici.
  • Chi aveva una storia di sanguinamenti aveva un rischio più alto di sanguinamenti gravi durante la terapia.
  • Non sono state trovate differenze significative tra i due tipi di farmaci in termini di rischio di eventi embolici o sanguinamenti.

Cosa significa per i pazienti ultranovantenni

La terapia anticoagulante può essere utile anche negli anziani molto avanti con l'età, mantenendo un rischio relativamente basso di eventi embolici. Tuttavia, il rischio di sanguinamenti importanti non è trascurabile e deve essere valutato con attenzione.

I nuovi anticoagulanti orali potrebbero essere preferibili perché sono più semplici da usare e potrebbero causare meno sanguinamenti gravi nel cervello, anche se la scelta del farmaco deve sempre essere fatta dal medico.

In conclusione

Negli anziani sopra i 90 anni con fibrillazione atriale, la terapia anticoagulante mostra un buon equilibrio tra benefici e rischi, con un basso numero di eventi embolici ma un rischio significativo di sanguinamenti. I nuovi anticoagulanti orali rappresentano una valida opzione grazie alla loro efficacia e facilità d'uso.

Autore articolo originale: 👨‍⚕️ Giulia Rivasi

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